I pirati sono loro di A. Bottoni

Scritto da Alessandro Bottoni
sabato 02 settembre 2006

I pirati sono loro


L'esproprio dello spazio delle idee

Dalla emanazione dell'Editto della Regina Anna (1709) ad oggi, il mondo degli affari si è progressivamente impadronito della nostra libertà di espressione e della nostra cultura. Nel corso di questi 3 secoli, decine e decine di leggi sono state emanate in tutti i paesi del mondo a tutela di quegli operatori commerciali che in un modo o nell'altro hanno a che fare con la cosidetta "proprietà intellettuale". Si è cominciato con il proteggere i sacrosanti diritti degli autori di testi e di musica per poi passare ai diritti degli autori di invenzioni industriali e si è finito con il blindare i diritti dei designer industriali impegnati nelle "guerre di marchi" che tutti ben conosciamo. A forza di piantare dei paletti, le situazioni paradossali ormai non si contano più.


Nel settore del diritto d'autore, applicato ai testi, siamo arrivati al punto che dovremo aspettare il 31 Dicembre del 2008 prima di poter legittimamente scaricare da Internet una copia de "il piacere" di Gabriele D'Annunzio in formato digitale. Sebbene quest'opera sia stata scritta tra il 1888 ed il 1889, infatti, i diritti d'autore su di essa scadranno (per una convenzione legislativa internazionale) solo al termine del 70° anno dopo la morte dell'autore, avvenuta il 1° marzo del 1938, cioè il 31 dicembre 2008. Tra la pubblicazione dell'opera e la scadenza dei diritti d'autore su di essa passeranno quindi 120 anni. Quando è stato scritto "il piacere" l'automobile era appena stata inventata (Daimler-Benz, 1885). L'aeroplano sarebbe stato inventato soltanto 20 anni dopo (Fratelli Wright, 1903). Nonostante questo, i diritti su "il piacere" scadranno circa 40 anni dopo la conquista della Luna (Apollo 11, 1969) e quasi nello stesso momento in cui partirà la prima spedizione destinata a Marte. Più che diritto d'autore si può ben parlare di diritto dinastico.


Nel settore del diritto d'autore applicato alla musica, siamo arrivati al punto che le "major" del settore si possono persino permettere di fare causa ai siti Web che pubblicano i testi delle canzoni (anche se ricostruiti "ad orecchio")! Da un punto di vista legale, non sarebbe nemmeno possibile fischiettare l'ultima canzone di Baglioni per la strada senza pagare un "balzello" alla SIAE (si tratta di una "esibizione in pubblico)!


Nel settore dei brevetti industriali, siamo già arrivati ad un punto in cui la presenza ubiquitaria dei brevetti rende quasi impossibile il normale lavoro di ricerca e sviluppo in molti settori. Ad esempio, una qualunque azienda che volesse produrre circuiti integrati e microprocessori di un certo livello, al giorno d'oggi non riuscirebbe nemmeno ad entrare sul mercato.


Addirittura, si è arrivati all'assurdo di alcune aziende coinvolte nello Human Genome Project che hanno provveduto a brevettare sequenze di geni trovate nel genoma di altre persone!


Nel settore dei marchi industriali si è arrivati al punto di poter proteggere il design di alcuni articoli di pelletteria, famosi per essere serigrafati con l'immagine di antiche carte geografiche, con una efficacia legislativa tale che quasi qualunque combinazione lineare dei concetti di "pelletteria" e "geografia" risulterebbe un plagio.


Parafrasando Eric Steven Raymond, potremmo dire che ci troviamo davanti ad un caso evidente di "espropriazione della noosfera". Il nostro spazio delle idee (noosfera) ci è stato espropriato pezzo dopo pezzo ed è ora completamente nelle mani delle aziende, grazie alla colpevole complicità dei nostri corrotti governi. Non possiamo più esercitare la nostra creatività senza doverci confrontare quotidianamente con un vero campo minato costituito da copyright, brevetti e trademarks. Non possiamo più accedere ai frutti della nostra stessa cultura senza dover fare i conti con doganieri e balzelli la cui esistenza è ormai priva di qualunque giustificazione.



Sono passati i pirati e si sono portati via la nostra cultura.

Iniziative di riconquista

La nascita di diversi "Partiti dei Pirati" in Europa e negli USA nel corso del 2006 ha reso evidente lo stato di irritazione della popolazione mondiale nei confronti di questa situazione. In quasi tutto il pianeta sono ormai presenti dei movimenti e delle comunità che si adoperano per una radicale revisione dei concetti di "proprietà intellettuale". Sono in molti a pensare che le idee debbano essere considerate un patrimonio comune dell'umanità e che il loro sfruttamento eocnomico debba essere considerato una eccezione più che la regola (in altri termini, una "concessione" più che un "diritto"). Nel nostro piccolo, riteniamo che si debba lavorare per ottenere il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali del cittadino "tecnologico", allo scopo di garantire la sopravvivenza stessa della nostra cultura ed il suo normale sviluppo.

Copyright

Riduzione della durata temporale

Come abbiamo fatto notare nella introduzione, la durata temporale del diritto d'autore è ormai tale da rappresentare un vero diritto dinastico. La durata di questo diritto deve essere drasticamente ridotta in modo tale da renderla compatibile con il normale ciclo di vita dei "prodotti culturali" nelle nostre società industriali. Riteniamo che una durata di 20 anni dalla prima pubblicazione di un'opera possa essere considerata un compromesso accettabile per tutte le parti, sia nel caso di opere letterarie che nel caso di opere musicali, teatrali o cinematografiche. Inoltre, il diritto dovrebbe decadere dopo un ragionevole periodo (1 anno) di mancato utilizzo commerciale da parte dei titolari, in modo da salvaguardare la sopravvivenza di quelle opere che non sono più ritenute economicamente remunerative dai loro proprietari.

Legittimazione della copia ad uso personale

La tutela contro la copia abusiva dovrebbe essere limitata ai casi in cui la riproduzione di un'opera produce un danno economico immediato od un mancato guadagno al titolare dei diritti. In pratica, dovrebbe essere considerata illegale solo la copia (non l'originale!) che viene ceduta, anche temporaneamente, a terze persone, gratuitamente o meno. Il diritto di copiare un'opera a fini personali (copia su altro supporto per il consumo su altri mezzi di riproduzione, copie di sicurezza, etc.) dovrebbe essere esplicitamente consentito e tutelato dalla legge. Nello stesso modo, dovrebbe essere esplicitamente garantito il diritto al prestito (dell'originale, non delle sue copie!), sia da parte di privati che di organizzazioni (biblioteche, circoli culturali, etc.).

Detto in altri termini, sarebbe necessario far valere il concetto che, acquistato una volta il diritto ad accedere ad un determinato prodotto, il cliente ha il diritto di accedere a quel prodotto in tutte le forme che sono tecnicamente possibili come "derivazione" dell'originale. Se il cliente acquista il disco in vinile di "The dark side of the moon", gli dovrebbe essere riconosciuto il diritto di trasferirlo su CD in formato digitale per ascoltarlo sul lettore dell'auto. Dovrebbe rientrare in questo diritto anche la possibilità di scaricare lo stesso brano in formato digitale da una rete di file sharing in quanto questo sarebbe comunque equivalente alla masterizzazione casalinga. Se l'utente ha già pagato per ascoltare quel brano, dovrebbe avere diritto ad accedere ad esso in tutti i formati che è in grado di derivare da esso personalmente o nei loro equivalenti tecnici. Il possesso dell'originale (il vinile, ad esempio) dovrebbe essere sufficiente a dimostrare l'esistenza di questo diritto.

Per le case editrici, rimarrebbe quindi aperta la strada di proporre nuovi contenuti e nuove esecuzioni, che siano appetibili per l'utente e sulle quali i "vecchi" clienti non possano vantare questo diritto.

Meccanismi di garanzia

Un prezzo di mercato esageratamente alto può diventare, di fatto, uno strumento di censura efficace quanto o più di molti altri. Per questo motivo, dovrebbe essere prevista la possibilità di ricorrere legalmente contro l'applicazione di prezzi incompatibili con il mercato. La migliore tutela contro questi abusi di carattere commerciale rimane comunque la concorrenza. Dato che non può esistere concorrenza tra aziende se una di esse detiene i diritti di sfruttamento economico di un prodotto in regime di esclusività, la concessione del diritto di esclusiva dovrebbe essere limitata nel tempo (ad esempio: al massimo per i primi 3 anni dalla prima data della prima pubblicazione) e regolata per legge nella sua forma economica (ad esempio: royalties non superiori al 10% del prezzo di copertina).

Regolamentazione degli strumenti di controllo (DRM e TC)

Dovrebbe essere intrapresa una seria azione legislativa per evitare che gli strumenti di lotta alla copia abusiva (DRM, TC e simili) si trasformino in strumenti di lotta alla concorrenza ed al libero mercato o, peggio, in strumenti di controllo e condizionamento del consumatore. Dovrebbe essere stabilito esplicitamente dalla legge che i sistemi DRM possono essere utilizzati solo per impedire la copia abusiva. I dispositivi DRM non devono poter essere usati per nessun'altro fine. Inoltre, dovrebbe essere stabilito esplicitamente dalla legge che i sistemi DRM devono agire nel pieno rispetto delle leggi locali. Se la legge locale prevede il diritto alla copia per uso personale, il sistema DRM deve permettere l'esercizio di questo diritto (ad esempio grazie ad una apposita "chiave di autorizzazione" fornita dal produttore). Se il copyright scade ad una certa data, il sistema DRM deve "rilasciare" il suo ostaggio a quella data.

Garanzie per la circolazione dei prodotti

Dovrebbe essere stabilito esplicitamente che i diritti di sfruttamento economico sussistono soltanto fino a che l'azienda titolare è in grado di garantire l'accesso al prodotto a tutti coloro che sono in grado di pagare un giusto prezzo per esso, senza distinzione di alcun tipo nei riguardi dell'acquirente. Nel momento in cui l'azienda non è più in grado di (o non è più interessata a) far circolare il prodotto sul mercato in modo adeguato, i diritti devono decadere automaticamente per garantire la sopravvivenza dell'opera al di fuori del normale circuito commerciale.

Brevetti

Diritti morali e diritti materiali

Si devono evitare situazioni paradossali, come quella di Antonio Meucci. Il ricercatore che lavora ad una nuova tecnologia deve comunque vedere riconosciuta pubblicamente la paternità della sua opera indipendentemente da qualunque altro discorso relativo allo sfruttamento economico della stessa. Il diritto alla paternità morale dell'opera deve anche consentire al suo creatore un minimo di controllo sulla utilizzazione della stessa, in modo da consentirgli di difendere la propria immagine, esattamente come già avviene per le opere coperte da copyright. Nello stesso modo, è inammissibile che il ricercatore che ha contribuito allo sviluppo di una nuova tecnologia possa essere completamente espropriato di ogni diritto allo sfruttamento economico della stessa da parte dell'azienda che lo ha finanziato. Dovrebbe essere prevista per legge una forma di partecipazione minima agli utili, anche quasi solo simbolica, che riconosca il contributo del ricercatore.

Riduzione della durata temporale

Il ciclo di vita dei prodotti industriali ha subito una forte accelerazione negli ultimi 40 o 50 anni. La durata temporale dei brevetti deve essere riportata ad una dimensione tale da non rappresentare un freno allo sviluppo. La durata esatta dipende molto dalla natura del prodotto e dagli investimenti di ricerca caratteristici dello specifico settore. Ad esempio, la creazione di nuovi farmaci è talmente costosa e complessa da giustificare sicuramente una durata dei brevetti superiore a quella che sarebbe accettabile nell'industria meccanica. Tuttavia, non è più possibile continuare a ragionare negli stessi termini temporali che erano validi all'inizio del 20° secolo. In particolare, l'esistenza di brevetti definitivi (ancora previsti da alcune legislazioni) è palesemente contraria agli interessi della società ed andrebbe vietata.

Riduzione dell'ambito applicativo

La situazione dei brevetti è molto migliore in Europa che in USA ma, per evitare delle pericolose derive, è opportuno chiarire che deve poter essere sottoposto a brevetto solo un prodotto industriale dotato delle caratteristiche di materialità, innovazione e sfruttabilità economica. Il software deve continuare ad essere protetto dal meccanismo del copyright, non da quello del brevetto (patent). Le idee astratte (matematica e simili) non devono essere brevettabili.

Meccanismi di sicurezza

Dovrebbero essere previsti alcuni meccanismi di sicurezza che, in alcune situazioni particolari, permettano di sfruttare una nuova tecnologia anche senza il permesso dei titolari dei diritti (ma pagando comunque delle royalties). La prima di queste situazioni è ovviamente quella delle tecnologie che hanno rilevanza ai fini della sicurezza nazionale. In questo caso, è impensabile che una nazione rinunci allo sfruttamento di una nuova tecnologia solo per una questione di brevetti. Ad esempio, riteniamo importante, ai fini della sicurezza nazionale, poter produrre sul nostro territorio alcuni strumenti informatici che sono rilevanti al fine di mantenere il controllo delle nostre strutture decisionali (C4ISTAR), come i TPM del Trusted Computing. Un altro caso è quello in cui l'azienda titolare dei diritti utilizza il brevetto solo come strumento legale per impedire ad altre aziende l'ingresso sul mercato, senza sfruttarlo in prima persona. In questo caso il brevetto andrebbe annullato d'ufficio. Un ultimo caso è quello delle "litigation company": aziende che non sfruttano industrialmente i propri brevetti ma si limitano a fare causa a chi, per un motivo o per l'altro, è costretto a farne uso. Anche in questo caso il brevetto andrebbe annullato d'ufficio. Si noti che lo sfruttamento "forzoso" di un brevetto da parte di una azienda non dovrebbe comunque liberarla dall'obbligo di pagare un giusto corrispettivo al titolare dei diritti (dovrebbe essere un giudice a stabilire cosa sia "giusto" di caso in caso).

Soldi pubblici, brevetti pubblici

Ciò che viene sviluppato con soldi pubblici deve essere pubblico. Se anche un solo euro entra nei finanziamenti di un progetto di ricerca, i frutti di quel progetto devono essere pubblici. Si noti che non viene da noi proposto un meccanismo analogo per quanto riguarda le opere tecniche e scientifiche che i partecipanti al progetto volessero dare alle stampe per esporre il frutto del loro lavoro.

Marchi e Disegni

Limitazione della applicabilità

Deve essere chiaro che la applicabilità del concetto stesso di "marchio" od i "disegno", come quella di "brevetto", deve essere limitata ai soli prodotti industriali che sono frutto di una progettazione sistematica e premeditata, un processo che costa tempo e soldi alle aziende. Non deve essere possibile sottoporre a brevetto od a marchio i prodotti che provengono dalla tradizione culturale pre-esistente, come i prodotti alimentari (ricette) ed i rimedi farmaceutici della "medicina tradizionale". Questo sarebbe (è) un vero scippo delle aziende ai danni della popolazione che ha prodotto quella tradizione.

La tutela dei prodotti alimentari tipici, ad esempio, deve essere affidata ad uno strumento legislativo apposito che veda protagoniste le associazioni di produttori raccolte attorno ad un disciplinare comune. Questo è già ciò che avviene in Italia ma non è ciò che avviene in gran parte del resto del mondo. Alcune aziende USA hanno già richiesto l'emanazione di brevetti relativi a delle tecniche della medicina tradizionale dei indios amazzonici. Questo è uno scippo.

Limitazione della estensione

Non è ammissibile che venga tutelata dalla legge una idea astratta di design. La legge deve limitarsi a tutelare una precisa implementazione materiale di una idea stilistica, sottoposta a registrazione. Ogni variante, anche minima, di questa implementazione è da considerarsi del tutto legittima e liberamente sfruttabile da un'altra azienda (nonchè tutelabile con gli stessi strumenti legali che tutelano il suo "originale").

Tanto per essere chiari, non è ammissibile che la tutela legale del "design" di un prodotto tessile o di pelletteria si estenda al punto tale da rendere illegale ogni variazione sullo stesso tema. Questa è una situazione palesemente contraria alla libera concorrenza ed agli interessi dei consumatori.

Democrazia e Libero Mercato

Diritto all'anonimato in Rete

Dovrebbe essere riconosciuto esplicitamente per legge il diritto di ogni utente ad accedere ad Internet in forma anonima ed a non essere tracciato in alcun modo. Come per le intercettazioni ambientali e telefoniche, ogni deroga a questo principio dovrebbe essere avvallata esplicitamente da un giudice, sulla base di precisi sospetti relativi ad una precisa persona, e dovrebbe comunque essere limitata nel tempo al periodo strettamente necessario alle indagini.

Diritto di espressione (Bloggers)

Dovrebbe essere riconosciuto esplicitamente per legge (ed eventualmente regolamentato) il diritto alla libertà di espressione personale attraverso ogni strumento, compresa la Rete (i Blog). Questo diritto è previsto dall'articolo 15 e dall'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana ma è limitato (e compromesso) in vari modi dalle molte leggi emanate nel corso degli anni per regolamentare l'attività dei giornalisti. Dovrebbe essere chiarito una volta per tutti che un giornalista è una persona che è inserita formalmente nell'organico di un giornale, una radio od una TV registrate presso il tribunale come "testata" giornalistica e che viene pagata per svolgere questa attività. Ogni altra attività di informazione non ha nulla a che fare con il giornalismo e rientra nell'ambito di applicazione dell'articolo 21 della costituzione. Questo naturalmente non autorizza nessuno ad utilizzare questi strumenti a fini diffamatori o per altri scopi legalmente censurabili.

Diritto di espressione nella Ricerca

Attualmente, il ricercatore che lascia trapelare informazioni riservate legate alla sua attività di ricerca nell'industria è passibile di licenziamento in tronco e di richiesta di danni. Gli effetti di questa censura sono drammatici per lo sviluppo tecnico e culturale del paese. I ricercatori devono essere messi nella posizione di poter pubblicare e di poter discutere liberamente i frutti del proprio lavoro, pur mantenendo un comportamento leale nei confronti della propria azienda. Il segreto industriale e la divulgazione delle scoperte non sono sempre incompatibili. Ad esempio: se una azienda entra in possesso di una certa informazione grazie ad una attività di ricerca condotta internamente, dopo un adeguato periodo di attesa, ad esempio 3 anni, il ricercatore che ha effettuato la scoperta dovrebbe essere libero di divulgarla. A difendere le aziende dall'uso di informazioni scientifiche e tecniche "proprietarie" da parte di altre aziende concorrenti sono già presenti i brevetti ed il meccanismo del copyright. Non è necessario mettere il bavaglio ai propri dipendenti.

Abolizione del Diritto di Levi

La "Tassa sui supporti vergini e sui dispositivi di registrazione", nota anche come "Diritto di Levi", è una aperta e palese violazione di ogni possibile assioma del Diritto e come tale va semplicemente abolita. A voler essere precisi, dovrebbero essere restituiti ai cittadini i soldi che sono stati loro estorti in questi anni a causa di questo ignobile strumento.

Diritto alla massima utilizzabilità

Dovrebbe essere stabilito esplicitamente per legge che il consumatore ha il diritto di ricevere ogni prodotto o servizio che acquista in uno stato che ne consenta la massima utilizzabilità. In altri termini, dovrebbe essere esplicitamente vietato l'uso di qualunque mezzo che limiti artificialmente le possibilità di impiego di un prodotto o di un servizio per qualunque motivo. L'unica limitazione artificiale di impiego che può essere ammessa è quella necessaria ad impedire la creazione non autorizzata di copie di materiale protetto da copyright. In altri termini, l'uso di tecnologie DRM e Trusted Computing non dovrebbe poter essere usata per limitare l'impiego di software e documenti digitali a scopi ed applicazioni predefinite. Questo è necessario sia per difendere il diritto di scelta e di azione del consumatore che per garantire la massima concorrenza sul mercato tra le case produttrici. Non solo: dovrebbe essere fatto esplicitamente obbligo nei confronti delle case produttrici di rendere i propri prodotti, i propri materiali ed i propri servizi compatibili con i prodotti, i materiali ed i servizi di altri produttori laddove questo sia tecnicamente e ragionevolmente possibile.

Tecnologie

Net Neutrality

Dovrebbe essere stabilito per legge che gli operatori di Rete (Internet, GSM, Wi-Fi, etc.) non possano effettuare nessuna selezione e nessuna alterazione del traffico sulla rete stessa (no al "traffic shaping").

Digital Divide

Dovrebbe essere riconsociuto il diritto di ogni cittadino ad accedere (previo pagamento delle spese) ad Internet. Questo è fondamentale per non creare due diversi tipi di cittadini: quelli che abitano in un'area servita da ADSL e quelli che abitano in altre aree. Le conseguenze di una simile divisione sarebbero drammatiche sul piano culturale.

P2P

Dovrebbe essere riconosciuto esplicitamente per legge il diritto del cittadino (ed Internauta) ad usare qualsivoglia strumento. Dovrebbe essere reso ben chiaro che solo un reato effettivamente commesso può essere perseguito. L'uso di strumenti idonei anche a commettere reati, in sè, non può configurare nessuna ipotesi di reato (no ai "processi alle intenzioni").

 

Links:

http://en.wikipedia.org/wiki/Statute_of_Anne

http://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Raymond

http://it.wikipedia.org/wiki/Noosfera

http://www.parlamento.it/leggi/deleghe/05030dl.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Brevetto

http://it.wikipedia.org/wiki/Marchio

http://www.info-brevetti.org/portal/

http://www.wipo.int/index.html.en

http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Meucci

http://en.wikipedia.org/wiki/C4ISTAR

creative commons

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Commenti

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Oggi tutto è brevettato, tutte le invenzioni di singolo vengono espropriate, vedi Antonio Meucci e il telefono ke non poté brevettare........

Ki aderisce al partito-pirata.it è abile programmatore, io abito in Calabria,qual cuno può organizzare CORSI DI LINGUAGGIO PROGRAMMAZIONE (C/C++,C#,java e altri) gratis? E aderendo cosa si avrà in cambio oltre la tessera?

Ma perchè essere orgogliosi di essere pirati? E' passare dalla parte del torto, un po' come certi fuorilegge che si giustificavano riferendosi ai soprusi dei

nobili. Non ci si può opporre ad un sistema sfruttandolo abusivamente. Occorre un'alternativa ed essa non è nelle

hacks&cracks o in una versione informatica dell'esproprio proletario, bensì nell'esibizione di un comportamento ineccepibile (che non ci squalifichi nè

possa essere visto come segno di non collaborazione o peggio come pretesto per interventi liberticidi)

abbinato alla proprosta di leggi più eque e nel software libero.

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