In democrazia sono i cittadini che dettano le leggi: ci battiamo per una cultura libera, la revisione dei brevetti e la difesa della privacy

Commissione Masi

Altroconsumo pubblica sul suo portale un disegno di legge della S.I.A.E. sulla pirateria digitale che pare sia già approdato sul tavolo del neonato Comitato tecnico presieduto da Mauro Masi.

Un Disegno Di Legge che non condividiamo affatto perché nelle sue linee guida non tiene conto dello spirito della Rete, si vuole responsabilizzare la Cartiera per quanto verrà scritto sulla carta prodotta, nella becera logica della censura e non della responsabilizzazione degli autori. Mentre nel Forum delle Nazioni Unite sulla Governance di Internet procede la proposta italiana di una Costituzione per la Rete che permetta a tutti di cogliere le opportunità di un futuro migliore, in Italia si tenta d'introdurre leggi e normative che vanno esattamente nella direzione opposta, che ci riportano a concepire il copyright come uno strumento censorio e non di sviluppo sociale. In Rete non mancano le proposte che vanno nella giusta direzione di una retribuzione effettiva degli autori e non degli intermediari, nella direzione di valorizzare il merito e non la speculazione ma ci si ostina a proporre mezzi coercitivi e punitivi della logica applicazione della tecnologia disponibile anziché trovare mediazioni per un giusto equilibrio fra i diversi diritti. La Direttiva Europea del 2000 ha escluso la possibilità di affidare ruoli censori ai provider ma tant'è che siamo europeisti solo quando conviene. Nella scorsa legislatura abbiamo avuto modo di interloquire con la Commissione Gambino e ci sembrava di poter finalmente aprire un dialogo di alto livello data la partecipazione alla stessa di tecnici qualificati, in questa troviamo solo politici e un organismo che nel nome degli autori cerca solo la giustificazione della propria esistenza.

Esposto ThePirateBay

Nel tentativo di aprire un dialogo costruttivo a volte è necessario sottolineare quali sono i diritti cui ci si riferisce. Se è vero che l'autore ha diritto a  vivere, a seconda del valore, del suo lavoro, al pari di qualsiasi altro prestatore d'opera, anche l'utilizzatore finale ha i propri diritti ma fra questi  due soggetti troppo spesso gli intermediari sono quelli che ne traggono maggior beneficio senza merito.
Abbiamo sempre sostenuto che l'editore, la legatoria e l'edicola hanno diritto alla loro mercede aggiungendo valore al contenuto ma quando questo è veicolato a costo zero, come sul web, non hanno motivo di pretendere nulla. Detto questo nel caso specifico dell'esposto presentato  alla nostra Associazione riteniamo che il diritto alla riservatezza sia stato fortemente calpestato permettendo, anche se ciò non fosse avvenuto,  ad un sito posto fuori la giurisdizione italiana di raccogliere dati sensibili dei nostri concittadini, abbiamo chiesto:
1)Che vengano avviate le opportune indagini tese ad appurare se le indagini condotte a carico di ThePirateBay abbiano rispettato i normali criteri  di correttezza previsti dalla legge.
2)Che vengano avviate le opportune indagini tese a stabilire quale sia stato effettivamente il ruolo svolto dalle parti non istituzionali nel corso dell'indagine.
3)Che vengano avviate le opportune indagini tese a determinare se siano stati violati i diritti degli utenti, in particolare il loro diritto alla  riservatezza dei dati personali (privacy) così come già posto dalle citate Associazioni di cui in  narrativa.
4)Che, anche sulla scorta dei documenti allegati o segnalati, venga valutata la conformità dell'esecuzione dei decreti di "sequestro preventivo" dei siti  ThePirateBay.org e colombo-bt.org rispetto ai relativi decreti emessi dai GIP bergamaschi.
5)Se gli evidenti scostamenti dai precisi ordini della Magistratura giudicante rivestano i caratteri dell'illecito penale.
Tutto questo per chiarire che nonostante tutto abbiamo fiducia nella Magistratura e confidiamo che mentre stiamo chiedendo un diverso mercato e una diversa concezione della libertà, grazie alla tecnologia, non vengano  calpestati i diritti o limitata la libertà di cui godiamo, anche in base al principio che "se posso commettere un reato e non lo commetto sono un onesto cittadino  ma se il reato non lo posso commettere perché impedito sono solo un prigioniero.
L'esposto è stato accompagnato dalla relazione dell'ing. Stefano Zanero, laurea cum laude in ingegneria dell'informazione (con focalizzazione in Sicurezza Informatica presso il Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano, ricercatore universitario di ruolo presso lo stesso Dipartimento e docente di Sicurezza delle Applicazioni Informatiche, socio dell'Istitute of Electric and Electronic Engineers di cui è vicepresidente del capitolo italiano della Computer Society nonché socio fondatore e consigliere
di AIPSI (Associazione Italiana Professionisti Sicurezza Informatica).

La posizione del Partito Pirata Italiano sul caso ThePirateBay

Come forse già sapete l’associazione di cui sono segretario (il Partito Pirata Italiano) sta seguendo con estrema attenzione il caso dell’oscuramento di ThePirateBay da parte della Magistratura di Bergamo. Siamo in contatto con Peter Sunde (uno dei fondatori di TPB) sin dalle prime ore del sequestro e stiamo organizzando una serie di azioni legali comuni, a partire dalla richiesta di riesame che Sunde ha presentato nei giorni scorsi. Qui di seguito trovate la nostra posizione su alcune delle cose che riguardano questo caso ed un aggiornamento sulle azioni in corso.

Premessa: la violazione del diritto d’autore

La posizione ufficiale della Associazione Partito Pirata Italiano è che la copia e la distribuzione non autorizzata di materiale coperto da diritto d’autore sia un comportamento contrario alle leggi italiane e come tale debba essere condannato, formalmente ed informalmente, in tutte le sedi. Questa posizione è stata votata da un consiglio direttivo nel 2006 e ribadita in seguito da decine di documenti pubblici ufficiali dell’associazione.

Nessuno di noi intende difendere in alcun modo coloro che hanno utilizzato ThePirateBay o qualunque altro sistema per distribuire o scambiare materiali coperti da diritto d’autore.

Stiamo invece avviando una serie di azioni legali a difesa dei cittadini italiani che si trovano a subire le conseguenze di questa vicenda senza averne nessuna colpa.

Le minacce di denuncia per diffamazione di FIMI

Per quanto ci riguarda, non è nostra intenzione presentare FIMI o FPM in modo negativo di fronte al pubblico. Non è nostra intenzione danneggiare queste organizzazioni od i loro membri attraverso l’uso di informazioni od altri mezzi. Non è nemmeno nostra intenzione insinuare nulla contro di loro. Insomma, non abbiamo nessuna intenzione di diffamare FIMI.

E se fosse stata la GdF?

Abbiamo un aggiornamento interessante ed inquietante che riguarda la questione del reindirizzamento degli utenti da ThePIrateBay verso Pro-Music.

Sembra che sul quotidiano l’Eco di Bergamo del 19 Agosto 2008 (Pagina 11, sezione “Città”) sia stato pubblicato un articolo in cui la Guardia di Finanza di Bergamo si assumeva le responsabilità di questo reindirizzamento.

Più esattamente, sembra che la famosa pagina sia stata ospitata per un certo periodo di tempo su un server di FAPAV (Federazione Anti-Pirateria Audio/Video) e che sia stata spostata su un server di Pro Music (A Londra) solo in seguito, quando il server FAPAV è stato vittima di un attacco (forse un DDoS). FAPAV, per chi non lo sapesse, è un’altra delle associazioni anti-pirateria della galassia FIMI/IFPI, più o meno come FPM.

Nessuno di noi ha avuto modo di leggere questo articolo e nessuno di noi ha avuto modo di confrontare questa notizia con altre fonti per cui non sappiamo se corrisponda a verità. Se così fosse, ci troveremmo di fronte alla assurda situazione in cui, invece di limitarsi a bloccare il traffico, la GdF si è presa la briga di pubblicare questa pagina sul sito di un ente esterno, addirittura straniero (e quindi non tenuto al rispetto delle nostre leggi in fatto di privacy).

Ma perché lo avrebbe fatto?

La GdF dispone di svariati server che potevano essere usati per questo scopo, sia sulle sue reti interne che presso fornitori esterni (basta fare un nslookup e/o un whois degli indirizzi dei suoi siti web per vederlo). Non aveva quindi nessuna ragione di collocare questa pagina presso un consulente come FAPAV o Pro Music. Eventualmente, poteva anche delegare questo compito ai vari provider interessato dal decreto che, ovviamente, dispongono di molti server adatti alla bisogna.

Non è neanche ipotizzabile che la GdF avesse qualche interesse a “tracciare” gli utenti, dato che può farlo con molta maggiore efficacia, legittimamente ed in qualunque momento con i propri mezzi.

Hanno oscurato ThePirateBay.org


La notizia è apparsa su Punto Informatico il 10 Agosto 2008 e, dopo i soliti due giorni di assoluto disinteresse, è finalmente rimbalzata su tutte le testate nazionali nella giornata del 12 Agosto: il Giudice Giancarlo Mancusi di Bergamo ha ordinato l'oscuramento del sito web di ThePirateBay.org (ovviamente solo per gli utenti italiani, visto che TPB risiede all'estero e non può essere oscurato alla sorgente su mandato di un giudice italiano). Potete leggere le notizie originali a questi link:

Punto Informatico

Il Corriere

La Stampa

L'Unità

La Repubblica

Potete anche leggere il trionfale annuncio di FIMI (la Federazione Italiana dei Musicisti e degli Interpreti) a questo indirizzo:

http://www.fimi.it/dett_comunicatistampa.php?id=112

ThePirateBay.org, l'ordinanza di sequestro


Dopo alcuni giorni di inutili ricerche, sono finalmente riuscito a trovare una copia del mandato di sequestro preventivo del sito di ThePirateBay.org a questo indirizzo: http://www.ictlex.net/?p=934 . Ne approfitto subito per commentare questa ordinanza.

The Pirate Bay

La notizia è apparsa su Punto Informatico il 10 Agosto 2008 e, dopo i soliti due giorni di assoluto disinteresse, è finalmente rimbalzata su tutte le testate nazionali nella giornata del 12 Agosto: il Giudice Giancarlo Mancusi di Bergamo ha ordinato l'oscuramento del sito web di ThePirateBay.org (ovviamente solo per gli utenti italiani, visto che TPB risiede all'estero e non può essere oscurato alla sorgente su mandato di un giudice italiano). Potete leggere le notizie originali a questi link:

Punto Informatico

Il Corriere

La Stampa

L'Unità

La Repubblica

Potete anche leggere il trionfale annuncio di FIMI (la Federazione Italiana dei Musicisti e degli Interpreti) a questo indirizzo:

http://www.fimi.it/dett_comunicatistampa.php?id=112

Lettera aperta al Min. Rutelli

Onorevole Ministro
Ci permetta di illustrarle il nostro punto di vista, che, come avrà modo di leggere, si pone in netto contrasto con quanto affermato dal Presidente della FIMI, Enzo Mazza .

In primo luogo vorremmo richiamare la Sua attenzione sulla "particolarità" delle posizioni da quest'ultimo espresse in ragione del cartello di imprese , egemoni nel settore musicale, che lo stesso è chiamato a rappresentare.

Siffatte imprese hanno tutto l'interesse ad una tutela delle opere dell'ingegno che si caratterizzi per l'estremismo delle misure la cui adozione si richiede al decisore politico. Il risultato che si produce è di rendere sempre più difficile ed oneroso l'accesso al sapere, sempre più difficile ed onerosa la manipolazione creativa delle opere esistenti. Vogliono in sostanza che il passato impedisca al futuro di esistere.

Ci rifletta, caro Ministro, è come se, illo tempore, Le avessero chiesto d'impedire la commercializzazione dei magnetofoni in quanto in grado di pregiudicare la diffusione dei dischi in vinile o, risalendo più indietro nel tempo, Le avessero chiesto di mettere fuori legge le carrozze senza cavalli perché avrebbero pregiudicato l'interesse dei maniscalchi.

Onorevole Ministro voglia tener conto che non è in nome di una vagheggiata supremazia italiana nel campo della proprietà intellettuale che si può ignorare il progresso tecnologico, oggi più che mai necessario affinché gli attori del mercato forniscano valore aggiunto all'opera primaria.

Ci creda, a nulla vale proibire ciò che la quasi totalità dei cittadini ritiene perfettamente "lecito".

Il "diritto d'autore" è nato per favorire il diffondersi della cultura e se un tempo il costo della diffusione era tale da giustificare la remunerazione prevalente dell'editore nei confronti dell'autore, oggi, con le nuove tecnologie, la situazione si è, letteralmente capovolta.

L'editore risulta il più delle volte un semplice parassita (ci passi l'espressione un po' forte!) nei confronti dell'autore non creando alcun valore aggiunto all'opera primaria.

Le sia d'esempio un libro rilegato e stampato e lo stesso testo leggibile sulla Rete: ferma la remunerazione dell'autore del testo e quindi la proprietà intellettuale, ben diversi sono il tomo e il monitor! Nulla quindi da eccepire nei confronti della tipografia e della legatoria per il tomo ma che l'editore possa vantare diritti anche sul testo in Rete è oggi ritenuto comunemente illogico e arrogante.

Si torni quindi a dare al "diritto d'autore" quello spirito per il quale è nato: la diffusione della cultura.

Lei che è Ministro attento ai valori culturali, nell'ottica della conservazione dei beni, sa che le opere dell'ingegno, restando così a lungo nella disponibilità di poche persone che possono decidere della loro
diffusione unicamente in funzione del personale tornaconto, finiscono, inesorabilmente per scomparire.

Si priva così l'intera comunità della gioia di poterne liberamente fruire e dunque arricchirsi e crescere.

Non ritiene più equo e vantaggioso per tutti, che dopo un limitato numero di anni, tale da garantire una soddisfacente remunerazione, le medesime opere vengano diffuse liberamente in rete?

Per lo stesso settore musicale sicuramente saprà che il successo di opere meritevoli è dovuto alla loro diffusione, non certo all'averle imprigionate nei teatri o nei salotti "buoni" ed ancor meno per l'imposizione al consumatore frastornandolo con investimenti pubblicitari che ottengono solo di mantenere in vita l'opera il tempo che ne è supportata creando così un circolo vizioso non costruttivo.

Onorevole Ministro Lei sa che per ogni copia di quotidiano venduta statisticamente lo stesso è letto da più persone, ogni libro venduto è mediamente letto da almeno tre persone e se lo merita viene riletto, regalato, segnalato e così un'opera di musica leggera si diffonde di bocca in bocca nella misura in cui la stessa incontra il gusto del pubblico, voler impedire o meglio speculare sulla diffusione del sapere, la musica, qualsiasi musica, è cultura, è sicuramente opinabile visto che la tecnologia ci ha permesso di passare dalla codifica della musica da parte di Pitagora, ai cantori medievali, al vinile, al magnetofono, al videoregistratore e ora al masterizzatore con diffusione sempre più capillare, costi sempre minori e quindi sempre minor valore aggiunto dall'editore.

D'altra parte tenga conto del contributo al PIL delle case costruttrici di strumenti di riproduzione e collaterali non sicuramente inferiore al contributo delle case disco/cinematografiche o meglio ancora ai fornitori di servizi Internet che devono gran parte dei loro introiti all'esigenza di collegamenti veloci per il filesharing.

Caro ministro, oggi la sfida che abbiamo davanti è quella di combattere con forza gli estremisti della così detta proprietà intellettuale (termine orribile perché accomuna sul piano giuridico la poesia con un sacchetto di patate o con il marchio di qualche nota bevanda) e che troppo spesso è rivendicata non già dagli autori ma bensì dagli intermediari.

Caro Ministro, faccia diventare questa battaglia anche la Sua battaglia.


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