Se i pirati si spostano sulla luna

lego

Nelle scorse settimane, sulla mailing list internazionale che raccoglie tutti i partiti pirata del pianeta, si è tenuta una interessante discussione riguardo alla possibilità di creare una rete P2P libera, anonima e non censurabile sfruttando il concetto di extraterritorialità. In altri termini, si sta riflettendo attorno alla possibilità di creare una rete “pirata” basata in un territorio non sottoposto alle leggi italiane (ed a quelle europee, americane, etc.). Questo territorio potrebbe essere una nave che incrocia stabilmente in acque internazionali, una piattaforma petrolifera abbandonata (come la Sealand di buona memoria), uno stato estero compiacente, come l'Islanda, o persino un satellite geostazionario “pirata” lanciato e gestito da volontari. Quanto è realizzabile una cosa del genere. E, ammesso che lo fosse, quanto sarebbe desiderabile?Da un punto di vista tecnico nessuna (ripeto: nessuna) di queste soluzione è realmente in grado di scavalcare la legislazione vigente, rendendola inefficace. Tutti (ripeto: tutti) i paesi dell'Occidente dispongono dei mezzi tecnici e legali necessari per bloccare il traffico da/verso i server di queste ipotetiche reti pirata. Per farlo basta usare un banale firewall, come quello che usano da decenni i cinesi. Queste tecniche sono già state usate due anni fa per zittire ThePirateBay e potrebbero essere usate di nuovo, in qualunque momento, per zittire qualunque server straniero. Non c'è nulla di complicato in questo.Piuttosto, ciò che nemmeno i più antidemocratici dei governi dell'occidente (USA ed Italia, per esempio) sono in grado di fare è combattere un “nemico” che faccia un uso accorto delle tecniche crittografiche già esistenti. Questo perché una comunicazione cifrata può essere resa indistinguibile da una comunicazione legittima (ad esempio il download di una distro di Linux). Di conseguenza, è necessario bloccare tutto il traffico cifrato (ripeto: tutto) per combattere la cosiddetta “pirateria”. Ma questo vuol dire bloccare anche le comunicazioni telefoniche VoIP (Skype e simili), il traffico diretto ai server bancari (compresi i gateway usati per i pagamenti dai siti di ecommerce) e molti altri tipi di traffico che sono cruciali per l'economia della Rete (e per quella del mondo fisico). Ovviamente, questo non si può fare e quindi la pirateria non può essere sconfitta in questo modo (né in nessun altro).

Grazie all'uso di tecniche crittografiche esistono già da anni vari tipi di rete che garantiscono che l'utente non possa essere identificato, non possa essere rintracciato e non possa essere zittito in nessun modo. Reti come queste sono Anonet, WASTE, Ant P2P, MUTE e molte altre. Nessuna di esse è utilizzabile “a cervello spento” come avviene per eMule ed altri sistemi ma nessuna di esse è nemmeno segreta o riservata solo ai “guru” dell'informatica.In realtà, non c'è da essere contenti per l'esistenza di questo tipo di reti. Tra i loro utenti, infatti, non ci sono solo i “pirati” più sofisticati. Ci sono anche (anzi: soprattutto) dei veri criminali che le usano per gestire il traffico della droga, quello degli organi umani e via dicendo. Purtroppo, l'atteggiamento supino dei nostri governanti di fronte alle assurde pretese di certi, avidi ed irragionevoli, “detentori dei diritti di copia” ha spinto molti programmatori a creare strumenti in grado di sfuggire ad ogni controllo. Strumenti che sono molto più utili alla mafia che ai pirati stessi. Forse una riforma in senso liberale della legge sul diritto d'autore ci avrebbe evitato questa situazione ma... ormai è tardi.


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