Lettera aperta a Steve Jobs

Evviva l'apparenza abbasso la sostanza. Come sempre i media rincorrono l'audience e non la verità.

Pubblichiamo volentieri una lettera che colloca la figura mitizzata di Steve Jobs in una più giusta dimensione e contemporaneamente vogliamo invece dare un saluto riconoscente alla figura di Dennis Ritchie, scomparso l'8 ottobre scorso, verso il quale siamo molto più debitori.

Dennis Ritchie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dennis Ritchie è il creatore del linguaggio di programmazione C e Unix che stanno alla base dell'informatica che oggi conosciamo, non è possibile immaginare cosa sarebbe l'informatica senza il linguaggio C e Unix. Grazie Dennis.

Steve Jobs1975

Lettera aperta del prof. Norberto Patrignani a Steve Jobs

 

 

 

 

 

Steve Jobs nel 1975

"Stay hungry, stay foolish"

The Whole Earth Catalog

Steward Brand, 1975 circa.

In memoriam - Steve Jobs

Caro coscritto,

da quando sei mancato qui tutto il pianeta ti sta ricordando con una frase, "stay hungry, stay foolish", che ti attribuiscono.

Ho ascoltato con attenzione il tuo discorso di fronte ai neo-laureati di Stanford del 2005 dove citi la vera fonte di quelle parole: Steward Brand.

Ho apprezzato molto il racconto della tua vita tenuto in quella occasione perché riconosci con onestà il grande contributo dato alla tua formazione dalla cultura californiana di quegli anni, i mitici anni '60.

Mi ha colpito nel tuo discorso la citazione della rivista The Whole Earth Catalog, fondata nel 1968 proprio da Steward Brand. Per molti di noi resta il crogiuolo più rappresentativo di quegli anni pieni di speranze per il futuro. Ci scrivevano autori come Amory Lovins, Ivan Illich, Ursula K. Le Guin, Gregory Bateson, etc.

Molti di noi erano convinti che la conoscenza e l'innovazione avrebbero contribuito a creare un mondo più sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale. Nascevano i movimenti che avrebbero cambiato per sempre le sensibilità di tutti noi.

Fanno sorridere oggi i racconti delle riunioni al "Homebrew Computer Club" (il club del computer auto-costruito) di Palo Alto dove discutevate liberamente di tecnologia con Lee Felsenstein e tanti altri. Bello il tuo colpo di genio del 1975, quando a vent'anni vendi il tuo Volkswagen e Wozniak la sua vecchia calcolatrice HP per poter costruire nel garage dei tuoi il secondo personal computer (infatti sappiamo tutti che il primo personal computer della storia è la Olivetti P101 presentata alla Fiera di New York del 1965, dieci anni prima di voi).

Quando uscivamo a mangiare un panino dal cinese che arrivava con un carrello di hotdog davanti alla sede della Olivetti di Cupertino, di fronte a noi vedevamo crescere la tua impresa che, per molti, sarebbe diventa il simbolo stesso del cambiamento continuo (a proposito, è vero che la mela morsicata è un tributo a Alan Turing?).

Dobbiamo riconoscere che la tua azienda, anche riusando idee di altri, cambia radicalmente l'interfaccia con la macchina quando immette sul mercato il computer con il mouse (inventato da Douglas Engelbart e Bill English nel 1963) e con l'interfaccia a finestre (inventata dal Palo Alto Research Center della Xerox nel 1981).

L'innovazione, il vecchio che lascia il posto al giovane, come spieghi molto bene, è il ciclo stesso della vita. "Think different" recita, appunto, l'azzeccato slogan coniato dall'agenzia di pubblicità TBWA nel 1997 per il lancio sul mercato dell'iMAC. Tutto il resto è noto.

Il problema, caro coscritto, è che qui tutto il pianeta ti sta celebrando come un profeta, la gente fa processioni con le candele in mano. Qualcosa non torna. Non si capisce perché l'innovazione che crea valore per gli azionisti (oggi l'azienda fattura circa 60 miliardi di dollari) viene vista di per sé come qualcosa addirittura di spirituale. Sarà pure una questione di "brand community" o di "life-style" ma forse neanche tu ti trovi a tuo agio in questo trionfo di melassa nostalgica un po' di cattivo gusto.

Ora, so bene che la responsabilità sociale dell'impresa non è mai stata tra i tuoi interessi ma la creazione del valore comporta un lavoro da parte di qualcuno. Come la mettiamo, ad esempio gli iPad, prodotti dai lavoratori della Foxconn a Shenzhen, Cina, dove le condizioni di lavoro sono terribili, sia dal punto di vista contrattuale che dal punto di vista ambientale?

Nel 1955, quando tu nasci, Adriano Olivetti, un imprenditore visionario di Ivrea, Italia, prova a coniugare innovazione e responsabilità sociale, arte e tecnologia, cerca di costituire una comunità basata sulla condivisione e sulla bellezza, ma purtroppo muore prima di riuscire a costituire una struttura capace di continuare la sua opera, di sopravvivergli. Una storia completamente diversa dalla tua.

La tua azienda non è mai stata così bene economicamente in tutta la sua storia, ma il prezzo è anche quello di impedire agli utenti di andare oltre le interfacce fornite, la conoscenza incorporata nelle macchine non è libera ed accessibile. Ormai gli utenti non sono più liberi nemmeno di installarsi le applicazioni, devono passare dai server dell'azienda. Mi sembra una scelta un po' distante dal sogno del "personal" computer

della Olivetti P101 del 1965 o del "club del computer auto-costruito" di Palo Alto del 1975. Ma anche questo non è mai stata una preoccupazione per te che non hai mai nascosto la tua predilezione per le tecnologie chiuse e proprietarie.

Infatti chi vuole più libertà sceglie il software libero, l'hardware libero, i dati liberi.

Le immense risorse della tua azienda avrebbero potuto essere indirizzate verso una nuova rivoluzione industriale? Rendere le condizioni di lavoro più umane, le tecnologie più libere ed aperte, con minore impatto ambientale? Non lo sappiamo, ma sicuramente non è quello che ti ha ispirato.

Sicuramente ti ha ispirato lo "Stay hungry, stay foolish" di Steward Brand.

Soprattutto quando da ragazzo vendevi i vuoti delle lattine, raccolte per le strade di Portland, a cinque centesimi l'uno o quando per poter mangiare qualcosa andavi a fine settimana al tempio degli Hare Krishna.

Il tuo sogno, la tua passione ti hanno salvato, reso ricco e famoso in tutto il mondo.

Oggi qualcuno addirittura ti paragona a Adriano Olivetti. Forse questo è troppo: tra innovazione e responsabilità sociale, tu ha sempre scelto solo l'innovazione, a qualsiasi costo. In questo momento dobbiamo rispettare anche la tua storia, oltre al silenzio per la tua morte, senza operazioni di nostalgia che non hanno niente a che fare con la verità. E che non avresti apprezzato nemmeno tu.

Ciao Steve, riposa in pace.

Norberto Patrignani

Ivrea, Ottobre 2011

Norberto Patrignani è

  • Prof.(associate lecturer) ICT & Information Society presso Catholic University of Milano
  • Prof.(associate lecturer) Computer Ethics presso Politecnico di Torino
  • Senior Analyst presso CeTIF - Research Centre on Finance and It, Catholic University

Commenti

Il libro che vorrei suggerire qui non è la biografia di Steve Jobs, ma l'autobriografia dell'altro Steve, quello meno conosciuto, ma quello che effettivamente ha inventato l'home computer, ovvero l'Apple I: Steve Wozniak. Il libro si chiama iWoz (di S. Wozniak appunto) ed è una lettura molto interessante, soprattutto per coloro ai quali piace la storia dell'informatica e la tecnologia in genere. La consiglio soprattutto ai fan di Jobs, se lo leggerete scoprirete perché.

Ora, alcune puntualizzazioni a ciò che il signor Patrignani ha scritto riguardo la Programma 101. È vero che la P101 è stata la prima macchina programmabile in grado di stare su un tavolo (e caratterizzabile come il primo personal computer), ma ci sono profonde differenze con l'invenzione di Wozniak (l'Apple I) che invece è a tutti gli effetti il primo home computer della storia.

La P101 era una macchina costosa, molto costosa, era indirizzata ad un pubblico professionale, era una macchina specifica per risolvere una determinata categoria di problemi: il far di conto (automatizzato, d'accordo, ma pur sempre una categoria specifica di problema).

L'Apple I, d'altro canto, per come Wozniak lo aveva pensato, puntava invece a tutt'altra categoria di persone... l'utenza domestica appunto (nello specifico gli appassionati di tecnologia). Inoltre voleva essere una macchina generica, programmabile in modo da poter cambiare il suo scopo di volta in volta, di programma in programma.

Mentre la P101 era bene o male il prodotto di una ditta (la Olivetti) che fabbricava calcolatrici elettromeccaniche, l'Apple I era il prodotto di un appassionato che non disponeva di altro se non di mezzi del tutto casalinghi (e di budget affini).

La P101 risente molto di questa "eredità", e infatti non ha un display, non ha una tastiera se non appunto una tastiera da macchina calcolatrice... l'Apple I d'altro canto era in grado di collegarsi alla TV, era dotato di tastiera alfanumerica in grado di inserire direttamente i programmi sottoforma di codice macchina.

La P101 era un prodotto finito, con un target ben preciso, che di certo non era l'utente domestico e un prezzo molto alto. L'Apple I invece era un prodotto enormemente flessibile ed espandibile, era progettato per costare poco, per essere il più possibile flessibile, e usare gli strumenti che l'utente domestico già aveva in casa (la TV, in realtà era uno dei primi oggetti elettronici a collegarsi ad una TV assieme ai primi videoregistratori).

Sia Perotti che Wozniak sono due geni, sia chiaro, Perotti è stato in grado di fare un salto tecnologico enorme, è passato dalle memorie a ferrite (grossi scatoloni di anellini minuscoli "cuciti a mano") a memorie decisamente più piccole, è stato in grado di far fare un passo avanti enorme alle macchine calcolatrici permettendo la programmazione di più operazioni matematiche, è stato in grado di salvare questi programmi su badge magnetici... il salto che ha fatto è stato così grande che nemmeno l'Olivetti stessa l'aveva capito (e infatti si è lasciata sfuggire una delle occasioni più economicamente succose della storia). Però il prodotto di Wozniak è qualcosa di diverso. È stato il prodotto di Wozniak letteralmente a fondare l'home computing. Quanti home-computer si sono basati sulle sue idee negli anni '80? Praticamente tutti (dalla possibilità di collegare il computer alla TV fino al memorizzare i dati su audiocassetta sottoforma di suoni).

Perciò io direi che entrambi gli oggetti P101 e AppleI sono stati importanti, ma si tratta di oggetti diversi, con target diversi e conseguenze storiche diverse.

Non credo sia giusto cercare di compararli, proprio per la loro diversa natura.

Il libro che vorrei suggerire qui non è la biografia di Steve Jobs, ma l'autobriografia dell'altro Steve, quello meno conosciuto, ma quello che effettivamente ha inventato l'home computer, ovvero l'Apple I: Steve Wozniak. Il libro si chiama iWoz (di S. Wozniak appunto) ed è una lettura molto interessante, soprattutto per coloro ai quali piace la storia dell'informatica e la tecnologia in genere. La consiglio soprattutto ai fan di Jobs, se lo leggerete scoprirete perché.

Ora, alcune puntualizzazioni a ciò che il signor Patrignani ha scritto riguardo la Programma 101. È vero che la P101 è stata la prima macchina programmabile in grado di stare su un tavolo (e caratterizzabile come il primo personal computer), ma ci sono profonde differenze con l'invenzione di Wozniak (l'Apple I) che invece è a tutti gli effetti il primo home computer della storia.

La P101 era una macchina costosa, molto costosa, era indirizzata ad un pubblico professionale, era una macchina specifica per risolvere una determinata categoria di problemi: il far di conto (automatizzato, d'accordo, ma pur sempre una categoria specifica di problema).

L'Apple I, d'altro canto, per come Wozniak lo aveva pensato, puntava invece a tutt'altra categoria di persone... l'utenza domestica appunto (nello specifico gli appassionati di tecnologia). Inoltre voleva essere una macchina generica, programmabile in modo da poter cambiare il suo scopo di volta in volta, di programma in programma.

Mentre la P101 era bene o male il prodotto di una ditta (la Olivetti) che fabbricava calcolatrici elettromeccaniche, l'Apple I era il prodotto di un appassionato che non disponeva di altro se non di mezzi del tutto casalinghi (e di budget affini).

La P101 risente molto di questa "eredità", e infatti non ha un display, non ha una tastiera se non appunto una tastiera da macchina calcolatrice... l'Apple I d'altro canto era in grado di collegarsi alla TV, era dotato di tastiera alfanumerica in grado di inserire direttamente i programmi sottoforma di codice macchina.

La P101 era un prodotto finito, con un target ben preciso, che di certo non era l'utente domestico e un prezzo molto alto. L'Apple I invece era un prodotto enormemente flessibile ed espandibile, era progettato per costare poco, per essere il più possibile flessibile, e usare gli strumenti che l'utente domestico già aveva in casa (la TV, in realtà era uno dei primi oggetti elettronici a collegarsi ad una TV assieme ai primi videoregistratori).

Sia Perotti che Wozniak sono due geni, sia chiaro, Perotti è stato in grado di fare un salto tecnologico enorme, è passato dalle memorie a ferrite (grossi scatoloni di anellini minuscoli "cuciti a mano") a memorie decisamente più piccole, è stato in grado di far fare un passo avanti enorme alle macchine calcolatrici permettendo la programmazione di più operazioni matematiche, è stato in grado di salvare questi programmi su badge magnetici... il salto che ha fatto è stato così grande che nemmeno l'Olivetti stessa l'aveva capito (e infatti si è lasciata sfuggire una delle occasioni più economicamente succose della storia). Però il prodotto di Wozniak è qualcosa di diverso. È stato il prodotto di Wozniak letteralmente a fondare l'home computing. Quanti home-computer si sono basati sulle sue idee negli anni '80? Praticamente tutti (dalla possibilità di collegare il computer alla TV fino al memorizzare i dati su audiocassetta sottoforma di suoni).

Perciò io direi che entrambi gli oggetti P101 e AppleI sono stati importanti, ma si tratta di oggetti diversi, con target diversi e conseguenze storiche diverse.

Non credo sia giusto cercare di compararli, proprio per la loro diversa natura.


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