La pensione di chi comanda

immagine parlamento“Scusate tanto ma dovrei essere scemo a rinunciare ad un privilegio, tanto ho fatto per averlo e ci dovrei rinunciare? Devo pagarmi la segretaria, l'autista, il portaborse, l'ufficio …... e mantenere un certo decoro. Discuto con i colleghi, partecipo a commissioni, devo votare secondo le direttive del partito, devo partecipare a tutto quello che può mantenermi su questa poltrona, continui viaggi lontano da casa e sempre pronto a dire la mia …. che poi deve essere quella del partito, l'unica soddisfazione è l'ossequio quando torno al paesello, li si che mi diverto a fare il magnanimo, prometto il mio interessamento, se mi conviene perché è uno che mi porta voti mi attivo e vedo cosa posso fare altrimenti resto nel vago intanto che m'invento una scusa plausibile e la soddisfazione più grossa è negarmi a quelli che mi hanno criticato.” Questo dev'essere quello che hanno pensato i 498 deputati, presenti 525, astenuti 5, che hanno votato no il Il giorno 21 settembre 2010 alla proposta del Deputato Antonio Borghesi, dell'Italia dei Valori, di abolire il vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura. Vi sono persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno, ce ne sono tre e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Ci sono persone elette in Parlamento per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, che percepisce un assegno di reversibilità. Comprensibilmente alla proposta di IDV la maggioranza bulgara ha detto no, l'eliminazione tout court del vitalizio è un cambio di regole in corso d'opera e questo si può fare solo con la “plebe”. Quello che si dovrebbe fare è comunque un allineamento alle pensioni del resto dei cittadini, sia come meccanismi sia come somme elargite, si dovrebbe parlare di contributi e termini di anzianità tali e quali il resto dei cittadini e si dovrebbe procedere ad una riforma delle pensioni non tanto in termini di innalzamento delle soglie quanto di fusione e accorpamento di tutte le istituzioni che oggi gestiscono le pensioni delle varie caste che vigono nel nostro paese, non dimentichiamoci che, partendo dai notai per arrivare ai giornalisti e ai bibliotecari, sono oltre 50 gli enti previdenziali nazionali, praticamente uno per ogni albo professionale.


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