La censura che vale solo per i poveri

Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha perfettamente ragione quando dice: «La neutralità della rete è un tabù che ostacola la creazione dell’Ngn (Next generation network)» (come riporta Reppublica di qualche giorno fa), almeno come la intendono i  “padroni del vapore”. Ha detto qualcosa di simile qualcuno negli anni ’20/30: «....gli ebrei ostacolano lo sviluppo della razza ariana e la creazione della Grande Germania...». Certo l’ha detto in tedesco e non in inglese ma il senso è quello: abolire l’eguaglianza per prevaricare, per depredare, per il profitto. Non basta che tutti i cittadini abbiano pagato le infrastrutture, dobbiamo far sì che qualcuno le possa sfruttare a proprio beneficio secondo il concetto che se c’è uno che si arricchisce gli altri ne godono i benefici... di riflesso. C’è un sacco di gente soddisfatta… per riflesso. Paghiamo già tariffe fra le più alte d’Europa, non basta, è necessario spremere ulteriormente e naturalmente i meno abbienti, quelli che non possono scaricare su nessuno, quelli che non possono aumentare i prezzi per avere una banda larga più “larga”. Certo il privato è più efficiente, può contare su contratti a progetto, un’infinità di precari, contratti a termine e….. quando il limone è spremuto si butta, il privato reinveste il profitto, magari in un altro paese dove può spremere ancor di più la mano d’opera mentre il pubblico è un po’ più vincolato ad un interesse collettivo, non può speculare sul costo del lavoro. Essendo in democrazia vorrei che la maggioranza bulgara che sarà spremuta e tacitata ne fosse cosciente e si facesse sentire per evitare che ancora una volta l’Italia si distingua per la lungimiranza: la prima nazione al mondo che rinuncia alla neutralità della rete. In altre nazioni c’è la censura, vero, ma vale per tutti, da noi varrebbe solo per chi non può accedere alla rete, non può permetterselo finanziariamente. Altro che combattere il “digital divide”, qui vale il “divide et impera”. La pressione dall’industria è comprensibile, molto meno dall’antitrust, la condivisione è sicuramente malvista da quella industria che specula sui brevetti, da quell’industria che utilizza il 90 % per la pubblicità e il restante per la ricerca e tutto il resto, ma sicuramente ci si aspetterebbe che le istituzioni, principalmente quelle di “garanzia” che sono o dovrebbero essere i bastioni a difesa dei diritti della stragrande maggioranza della popolazione, facessero il proprio dovere e non l’interesse delle solite lobby parassite. Smettiamo di rincorrere il profitto a scapito della condivisione, è contro l’interesse della collettività, appoggiamo fortemente l’iniziativa trasversale parlamentare di abolire l’articolo 7 della legge Pisanu per un WiFi libero e condivisibile.


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