Applicazioni come catene

applicazioni-cateneIl Natale 2009 e quello 2010 hanno segnato l'avvento degli smartphone e delle loro “apps”. A quanto pare, in questo momento almeno il 10% degli Italiani dispone di un telefono dotato di sistema operativo ed in grado di ospitare applicazioni di vario tipo. È facile prevedere che nel giro di 5 o 10 anni questa percentuale si avvicinerà al 100%. A questo punto, è necessario fare qualche riflessione riguardo a questo nuovo ecosistema digitale.

Esistono almeno due ragioni “legittime” per sviluppare un'applicazione per smartphone: molte cose non si possono fare usando solo un web browser ed anche quelle che si possono fare risultano spesso scomode sul display da tre pollici di questi dispositivi. Questo però ha portato alla sostituzione massiva di tutte le vecchie applicazioni web (i cosiddetti “siti web dinamici”) con le corrispettive applicazioni per smartphone. A sua volta, questo ha “imprigionato” gli utenti all'interno delle applicazioni stesse.

Ormai, non è quasi più possibile nemmeno leggere il giornale online con il browser web installato sullo smartphone. Bisogna installare ed utilizzare l'applicazione apposita. Di conseguenza, bisogna sottostare a tutte le condizioni tecniche, legali e commerciali che l'applicazione ed il suo distributore ci impongono. Se l'applicazione ha un prezzo, bisogna pagarlo (mentre il web browser è gratuito). Se l'applicazione fa i suoi comodi sul nostro smartphone, ad esempio inviando i nostri dati al suo produttore senza informarci, bisogna portar pazienza (mentre con il web browser è possibile intervenire in vari modi). Se l'applicazione ci impone delle limitazioni sull'uso dei contenuti, bisogna rassegnarsi (mentre con i file scaricati con il web browser di solito si può fare qualunque cosa). Insomma, ci si ritrova incatenati alle proprie applicazioni. Si può fare solo ciò che loro permettono di fare ed alle loro condizioni.

Tutto questo avviene senza che si assista ad una presa di coscienza dei consumatori e/o ad una loro ribellione. “Tanto” - si dice - “è solo un telefono. Che vuoi che faccia?”

Può fare molto. Sugli smartphone sono memorizzati SMS, MMS, video, registrazioni audio, rubriche di indirizzi, calendari e documenti che possono diventare accessibili alle applicazioni che installiamo. Molti di questi materiali sono personali. È la nostra vita personale che viene messa in gioco. Già questa semplice riflessione dovrebbe convincere molti di noi a trattare questo argomento con molta più attenzione. Ad esempio, stando alla larga da ambienti chiusi ed imperscrutabili come quelli di Apple e di Microsoft, per favorire invece ambienti aperti e controllabili, come Android e gli altri Linux per dispositivi mobili.

La sicurezza, infatti, rischia di diventare un tema molto serio in ambito “mobile”. Non bisogna dimenticare, infatti, che gli smartphone sono dispositivi dotati di una grande quantità di sensori e di attuatori e che possono interagire con il loro e con il nostro mondo in molti modi diversi, alcuni dei quali davvero insospettabili. Questi dispositivi, ad esempio, sono in grado di vedere il mondo grazie alla telecamera di cui sono dotati, possono ascoltare ciò che succede attorno a loro grazie al microfono, possono parlare attraverso gli speaker e possono persino capire se è giorno o notte grazie ai sensori di luminosità. Insomma, hanno le stesse capacità di un bambino di pochi mesi e possono parlare con il mondo intero via UMTS, Wi-Fi e Bluetooth. C'è di che preoccuparsi.

Stiamo per assistere ad un nuovo “fallimento di massa” sul tema privacy e sicurezza, del tutto analogo a quello che si è verificato tra il 1990 ed oggi con i Personal Computer. Ve lo ricordate? “Tanto, è solo un computer. Su non c'è niente di importante. Non sto neanche a metterci l'antivirus...” e giù epidemie di virus come se piovesse, perdite di dati personali, furti a danno di carte di credito e conti correnti bancari, truffe, etc.

Forse è tempo di informarsi meglio e di prendere qualche contromisura.
 

Commenti

 

se ne è parlato a lungo specie dopo l'articolo di WIRED, a mio modo di vedere non sarà proprio cosi. Resteranno sempre e comunque due piani operativi.
Chi vorrà la vita semplice sceglierà il dorato modmno delle App dove la semplificazione di gestione, pagamento e aggiornamento accontenteranno chi sara' disposto a pagare…. E ci sarà sempre il piano alternativo, per coloro che vorranno invece una vita piu' spericolata, libera e meno comoda.
La cosa bella è che tutti noi siamo ora l'una, ora l'altra cosa… Quindi non sono mondi separati, ma stati d'animo che noi tutti altalenamente viviamo
 
Francesco


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