Bari-intervista ai Pirati

«Scaricare musica? Se è illegale, non si fa».

Anche a Bari il Partito dei pirati

«Sia chiaro, noi non invitiamo a scaricare musica illegalmente da Internet, ma vogliamo batterci affinchè la legge sul diritto d'autore sia modificata». Alessandro Pagano, 24 anni, barese, studente alla Facoltà di Economia dell'Università di Bari, è il webmaster del sito del Partito-pirata italiano (nella foto il logo}, neonata associazione, fondata da Athos Gualazzi, che si ispira all'ormai noto Pirat-partiet svedese (pirat-partiet.se), movimento che si è anche presentato alle ultime elezioni amministrative del Paese nordico. La versione iitaliana del Partito dei pirati è pero più «soft», meno piratesca. I cugini svedesi, infatti, «ritengono necessario infrangere la legge, se questa è sbagliata – spiega Pagano – anche se non tutti sono d'accordo all'interno dell'associazione». Al momento gli iscritti italiani sono circa 150, sparsi in tutta Italia. Quello per cui si battono i «pirati» è l'accesso alla cultura, che, si legge sul sito (www.partito-pirata.it) «è notevolmente frenato dalle aziende che applicando tecnologie quali i Drm e il TC tendono a blindare la cultura a loro esclusivo beneficio economico». Con DRM (digital right management, gestione dei diritti digitali) si intendono i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritti d'autore possono amministrare tali diritti nell'ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protetti, identificabili e tracciabili tutti gli usi in rete dei loro materiali. Con TC, trusted computing, si indica invece una tecnologia nascente che ha l'obiettivo di produrre computer sempre più protetti dal diritto d'autore. Bene, secondo i pirati italiani queste due tecnologie devono essere modificate, perché limitano la libertà dei fruitori di Internet. «Noi vogliamo cambiare le regole», ripete Pagano (il suo sito è www.alessandropagano.net), che non ha problemi a definirsi hacker. «Non è un termine negativo, lo si deve distinguere dal cracker, io violo la vulnerabilità dei sistemi informatici con lo scopo di informarne i proprietàri e renderli ancora più sicuri; il cracker invece li distrugge per puro divertimento o per ragioni politiche» (ludovico.fontana@katamail.com)


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