giugno 2011

Agcom e la fabbrica del ghiaccio

Stati Uniti d’America, inizi del XX secolo. L’America crede nel progresso e nella scienza. I piroscafi attraversano l’Atlantico, i treni corrono sempre più veloci, le lampadine inventate da Thomas Alva Edison sostituiscono le vecchie lampade a gas, l’energia elettrica incomincia ad entrare nelle case. Tutto sembra dire che la freccia del tempo continua ad andare in avanti. Sempre più velocemente. Alcuni giovani di belle speranze, appena usciti dalle più prestigiose Università americane dove hanno studiato la termodinamica, aprono delle piccole fabbriche ovunque nel Paese. Producono un nuovo marchingegno: il frigorifero domestico. Niente di tecnicamente rivoluzionario, sia chiaro. Macchine del genere già esistevano da tempo, ma erano grandi come case e riservate a chi era in possesso di ingenti capitali da investire nella fiorente industria del ghiaccio. Il frigorifero domestico è diverso: lo metti in cucina e via. Agli Americani, fieri individualisti, piace subito l’idea di farsi il ghiaccio in casa e di non dover più rivolgersi ai punti vendita per mettere in fresco le vivande e raffreddare i propri drink. Per i locali pubblici (bar, ristoranti) è una vera rivoluzione. Tra le classi meno abbienti impazza la moda della Coca Cola con ghiaccio e del whisky on the rocks. In pochi anni, infatti, il frigorifero è diventato sempre più economico e alla portata di chiunque, anche di impiegati e operai. L’industria del ghiaccio è in allarme. I suoi margini di profitto diminuiscono a vista d’occhio. Centinaia di analisti guardano i grafici delle revenue in picchiata. In borsa, a New York, tutti vogliono vendere le azioni delle industrie del ghiaccio. Ma nessuno sembra volerle comprare. “Spazzatura”, dicono a Wall Street.

Al Sindaco di Firenze Renzi

Lettera aperta:

Torre Palazzo Vecchio Firenze
Egr. Sindaco Renzi
Come Associazione Partito Pirata che si batte per la libertà e la democrazia, non solo in Rete, siamo rimasti sgomenti dal ripetuto sgombero di rifugiati politici somali ed eritrei, di cui l'ultimo il 27 Maggio.<http://www.csaexemerson.it/>. Siamo perplessi per il fatto che un giovane politico come Lei, che milita in un partito di sinistra, preferisca nascondere il problema umanitario di queste persone, come una parente sgradita, piuttosto che fornire l'assistenza e le risorse che permettano di risolverlo e anzi ostacoli attivamente i cittadini che se ne sono fatti carico a proprie spese.
Lei che è un esponente di quella che vorrebbe essere la nuova sinistra ha l'obbligo morale oltre che politico, senza contare il diritto internazionale, di favorire soluzioni che alcuni cittadini attuano spontaneamente sul territorio. Firenze è una città cosmopolita, vanto di tutta la Nazione, non ci faccia vergognare. Non ci aspettiamo meno da un giovane che potrebbe dimostrare all'atto pratico ciò che teorizza spesso nei suoi interventi televisivi.
Athos Gualazzi
presidente Associazione Partito Pirata


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