aprile 2010

GRANDE BRUNETTA!! HA CREATO LA PRIMA CODA ONLINE

Lucanicotra.org

Oggi, per la prima volta nella storia della rete in Italia, decine di migliaia, se non centinaia di migliaia di cittadini sono stati in coda sul sito postacertificata.gov.it.

La rivoluzione della coda digitale!

un commento da AleX Bottoni:

Geniale! :-D

Comunque, NON è la prima volta. Non dimentichiamoci le interminabili
code prodotte dalle procedure telematiche usate per la regolarizzazione
delle badanti e dei lavoratori immigrati...

Riguardo alla reale utilità della PEC, vale la pena leggere il
bell'articolo di Andrea Lisi su Internet Magazine di Aprile, ora nelle
edicole (Pag. 10). In buona sostanza, la PEC di Brunetta NON può essere
usata per niente altro che le comunicazioni PA-Cittadino. Di
conseguenza, tutti coloro che hanno una P.IVA dovranno procurarsi una
seconda mailbox PEC, diversa da questa, da usare per le loro
comunicazioni professionali e dovranno pagarla di tasca propria (si
tratta di un obbligo di legge attivo dal 2009). Insomma, questi sono
stati 50 milioni di euro pubblici spesi per NON risolvere il problema.

FRATELLI D'ITALIA E LA SIAE

“Fratelli” d’Italia della SIAE: giù le mani dall’Inno Nazionale, please !
aprile 27, 2010

PIERANI.WORDPRESS

Ta ra tà, ta ra tà, taratatta tatta tattà, Fratelli d’Italia … No, non è la prima volta, cionostante si rimane ugualmente sempre a bocca aperta. Le pretese della SIAE sull’Inno di Mameli sono in effetti già balzate qualche anno fa agli onori della cronaca in occasione del raduno nazionale degli Alpini in quel di Trieste, pare che successivamente, in seguito all’interessamento di alcuni parlamentari, la sede nazionale della SIAE avesse smentito la legittimità di questa assurda richiesta di pagamento di diritti

Ora, a leggere questa agenzia, sembra che ci risiamo, da Trieste scendiamo a Messina, ma l’atteggiamento della SIAE che, non a caso, avevo ribattezzato Società Italiana Arcigni Esattori è sempre lo stesso:

Studies on filesharing

da La quadrature du Net

= Studi =

Valutazione degli effetti della legge HADOPI

M@rsouin - 2010 - Valutazione degli effetti della legge HADOPI (FR)

  • Questo [http://recherche.telecom-bretagne.eu/marsouin/spip.php?article345 studio del laboratorio M@rsouin], il cui obiettivo era di realizzare una prima valutazione degli effetti della legge Hadopi sulle pratiche dei internauti francesi, rivela che:
  • Solo il 15% degli internauti che utilizzavano le reti Peer-to-Peer prima dell'adozione della legge Hadopi hanno poi definitivamente smesso di farlo. Infine, « i pirati digitali » si rivelano essere, nella metà dei casi, anche degli acquirenti digitali (acquisto di musica o di video su Internet).

Togliere la connessione Internet agli utenti della rete Peer-to-Peer potrebbe potenzialmente ridurre del 27% la dimensione del mercato delle opere culturali digitali. Un'estensione della legge Hadopi a tutte le forme di pirateria digitale escluderebbe potenzialmente dal mercato la metà degli acquirenti di contenuto culturale digitale.

I "pirati" sono coloro che comperano maggiori prodotti culturali

BBC - 2009 - I pirati spendono di più nella musica (FR)

  • 2009/11/02 [http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/8337887.stm Un articolo di BBC News] analizza i risultati di un sondaggio su un migliaio di persone nel merito della pirateria. La conclusione è che coloro che « piratano » di più sono anche coloro che spendono più, che l'attuale prezzo delle opere è più elevato di ciò che i consumatori sono disposti a pagare.

STUDIO TERA SUL FILESHARING

BLOG.TNTVILLAGE.SCAMBIOETICO.ORG

segnalo articolo:

Pirateria e perdita di posti di lavoro in Europa, perché l’approccio di BASCAP/TERA è errato

apr 24 2010

Posted by Paolo Brini as Attivismo, Notizie

Vi proponiamo la traduzione dell’analisi del Social Science Research Council in merito allo studio di Tera commissionato da BASCAP. L’SSRC, una delle più accreditate istituzioni mondiali indipendenti nel settore delle scienze sociali, mostra perché lo studio di Tera, sulla base del quale Confindustria critica l’auspicio del Ministro Maroni in merito al file sharing, è inaffidabile.

Come va la campagna elettorale?

cartoline Per fare una breve relazione della campagna elettorale alle comunali del presidente dobbiamo dire che l'impegnoo è notevole, sono giunti alcuni contributi da parte dei pirati e sono state stampate 5000 cartoline (nell'immagine) che saranno spedite alle famiglie, sono stati affissi oltre 300 manifesti negli appositi luoghi e è stato addobbato un camper che gira in città .... le proiezioni ci danno al 15/18% con parecchi che chiedono del Partito Pirata. immage

Tenetevi forte, si parte per un viaggio allucinante ben oltre i confini del diritto, verso il Regno del Terrore della “Proprietà Intellettuale” sognato da Reptilia.

castellini Ringraziamo La Quadrature du Net, European Digital Rights, Foundation for a Free Information Infrastructure, European Digital Rights ed Electronic Frontier Foundation, Free Software Foundation, TnTvillage/Scambioetico, senza il cui fondamentale contributo questa analisi non sarebbe stata possibile.

Sezione 1, art. 2.1, ingiunzioni senza supervisione dei magistrati La formulazione dell’articolo impone alle parti di consentire nel mondo fisico il sequestro di beni sospettati di violare copyright, brevetti o marchi commerciali, su semplice ingiunzione della parte privata che ritiene di detenere il relativo monopolio intellettuale senza necessità di alcun supervisione o ordine giudiziario. Questa possibilità può avere conseguenze pesantissime sui farmaci in transito nei paesi sottoscrittori di ACTA: una casa farmaceutica sulla base di un semplice sospetto potrebbe ottenerne il sequestro ed impedirne il recapito per tempi sufficientemente lunghi da causarne o la scadenza o comunque gravi conseguenze per i cittadini bisognosi di farmaci dello stato destinatario. Nel mondo digitale il “sequestro” si traduce nella possibilità di blocchi, oscuramenti o filtraggi di contenuti, servizi e applicazioni. Inoltre le parti devono rendere possibile l’ingiunzione da parte dei copyright holder direttamente ai provider Internet per responsabilità civile nelle violazioni.

Art. 2.2.1, perquisizioni alle frontiere Nei procedimenti civili, coloro responsabili secondo “basi ragionevoli” (manca la definizione di basi ragionevoli) di aver commesso violazioni dovranno compensare il detentore del copyright con un importo che tenga conto del presunto profitto perso secondo i parametri dello stesso detentore del copyright. Nel paragrafo immediatamente successivo si mantiene la possibilità per le parti di adempiere ai propri obblighi di protezione ed enforcement nel caso di trasferimenti ed esportazione dei beni, cioè si spalanca la porta per le perquisizioni alle frontiere dei supporti digitali (lettori MP3, laptop, cellulari, hdd, pendrive ecc.).

Art. 2.2.2, multe automatiche senza prove di colpevolezza – senza processo Le parti possono (per alcuni negoziatori DEVONO) stabilire un sistema automatico di multe su Internet per presunte violazioni del copyright e nel mondo fisico per presunte violazioni di marchi commerciali. Le multe devono essere prestabilite per legge e non sono determinate caso per caso o in seguito ad equo processo.

Art. 2.2.11 e art. 2.3, determinazione delle sanzioni e distruzione degli apparecchi Nella determinazione delle sanzioni, le parti dovranno calcolare il danno minimo per il detentore del copyright o moltiplicando il numero totale di copie distribuite, assumendo che esse sarebbero state vendute a prezzo pieno, o calcolando il valore dei diritti che avrebbero dovuto essere pagati dal trasgressore in base al numero di copie distribuite e alle persone destinatarie, o tramite una royalty “ragionevole”. Nel successivo art. 2.3, si stabiliscono misure aggiuntive, quali la distruzione di beni o macchinari utilizzati dai trasgressori, e si stabilisce altresì che il pagamento dei diritti non consente la non distruzione.

Art. 2.4.17, attacco alle piattaforme con contenuti generati dagli utenti (YouTube ecc.) Tutti gli intermediari, i canali di distribuzione e tutte le persone con cui il trasgressore è venuto in contatto direttamente o indirettamente per distribuire l’opera che viola il copyright possono essere ritenuti responsabili, con l’eccezione di coloro che esercitano l’attività professionale nel campo legale.

Art. 2.5, sequestri indiscriminati anche per attività che possono dar luogo a violazioni imminenti Le parti si impegnano a dare la facoltà ai detentori del copyright, dei brevetti o dei marchi commerciali, di ordinare il sequestro preventivo di apparecchiature, macchinari, documenti ecc. anche prima dell’inizio di qualsiasi procedimento legale, e anche nei casi in cui il detentore dei diritti abbia il sospetto che la violazione, anche se non avvenuta, stia per avvenire.

Art. 2.X (non numerato, prima del 2.6) perquisizioni alle frontiere dei bagagli personali Le parti possono, ma non sono obbligate a, eseguire perquisizioni alle frontiere dei bagagli personali dei privati cittadini per accertare eventuali violazioni di copyright anche piccole (per es. possono analizzare laptop, lettori MP3 e altri apparecchi elettronici senza mandato e anche se questi sono nel bagaglio personale).

Art. 2.14: reati penali anche per violazioni senza guadagni diretti o indiretti Le parti si impegnano a riconoscere che la violazione del copyright anche non a scopo di lucro è una violazione su scala commerciale. Le violazioni di questo tipo dovranno essere considerate di tipo penale. Questo articolo criminalizza sia colui che copia un CD a un parente o a un amico, sia colui che pratica file sharing di materiale protetto da copyright. Si definisce che “violazione su scala commerciale” si riferisce anche ad attività prive di guadagni diretti o indiretti.

Art. 2.15.2: carcere per incitazione, ausilio o favoreggiamento delle violazioni del copyright Le parti si impegnano a garantire pene carcerarie per coloro rei di incitare o aiutare o favorire le violazioni del copyright. Si tratta di un articolo che da una parte mira ad incarcerare gestori di siti, piattaforme e fornitori di accesso e di servizi vari a Internet, e dall’altra, mancando nell’Unione una definizione legale di incitazione alla violazione del copyright, tende a prefigurare il carcere per un nuovo reato d’opinione, quello per l’appunto di incitazione alla violazione del copyright. Potenzialmente, non è assurdo pensare che anche coloro che promuovono attivamente le riforme del copyright possano essere accusati di un simile reato. Si nota che è specificato che “come minimo una delle parti si oppone” a questo articolo, ma non ci è dato sapere quale o quali siano.

Art. 2.18 enforcement nell’ambiente digitale Le parti si impegnano a rendere attive tutte le disposizioni di ACTA relative al mondo fisico anche all’ambiente digitale, incluse tutte le misure che possano rapidamente impedire le violazioni e tutte le misure che possano preventivamente impedire violazioni del copyright. Nel mondo digitale questo si traduce, tenendo conto degli articoli precedenti, in sequestri preventivi di server, blocchi di applicazioni, ingiunzioni preventive ai provider, oscuramenti di siti e altro ancora. Le parti inoltre prendono atto che le limitazioni e le eccezioni al copyright nell’ambiente digitale e le protezioni dei cittadini possono rappresentare una barriera per lo sviluppo del commercio elettronico. In una nota dell’articolo, viene inoltre specificato che le parti non sono obbligate a considerare eccezioni al copyright per fair use (ricordiamo che il fair use consente l’eccezione al copyright per parti di opere a scopi didattici, di cronaca, documentali, educativi o di satira). Il fair use diventa opzionale.

Nella nota 50, si ridefinisce un provider di servizi qualunque entità che fornisca trasmissione, routing o fornitura di connessione alle comunicazioni. Lo scopo è sotto gli occhi di tutti: ampliando la definizione in questo modo, si può attribuire responsabilità civile non solo agli ISP e agli host, ma anche a coloro che forniscono ogni tipo di servizio, dai social network ai motori di ricerca, dai fornitori di VPN alle piattaforme video e musicali, fino al più sperduto nodo TOR. Inoltre si introduce il reato di link.

In una successiva nota opzionale del medesimo articolo, si introduce l’obbligo del sistema di notice-and-takedown e la ridefinizione del principio di mere conduit, di cui abbiamo ampiamente parlato. In un’altra, la facoltà per le parti di istituire un’autorità amministrativa (tipo HADOPI ma con poteri più ampi, si potrebbe dire una Pre-Crimine) che abbia la facoltà di prevenire, prima ancora che esse accadano, le violazioni, e il diritto per i detentori dei copyright di richiedere ed ottenere dagli ISP i dati personali di qualsiasi cittadino sulla base di semplici dichiarazioni di presunte violazioni di copyright.

Attacco al software libero e alle licenze copyleft (Creative Commons, GPL…) Nel medesimo articolo, vengono compiuti due attacchi al software libero, uno indiretto e uno diretto. Quello indiretto si basa sulla distorsione di Internet, tramite la collaborazione fra copyright holder e ISP mirata a violare la Net Neutrality. Si tratta quindi di un attacco ad Internet, il mezzo principale di diffusione del software libero e delle opere (testuali, audio, video ecc.) sotto varie licenze copyleft. L’attacco diretto (ringraziamo la Free Software Foundation per l’analisi in merito) si basa sulla proibizione della costruzione, importazione e circolazione di una tecnologia, un servizio, una periferica, un prodotto o una parte di esso, che abbia come scopo primario o secondario l’aggiramento di qualsiasi misura tecnologica di protezione. Si parla inoltre di proibizione delle tecniche di “hacking” (il termine non viene definito, ma è chiaro secondo FSF che si tratta di un tentativo, insieme a tutto il resto, di bloccare lo sviluppo di software libero) e si impongono sanzioni civili e penali a tutti coloro che in qualsiasi modo possano aiutare l’alterazione dei DRM. Aggiungiamo che, in base a quanto evidenziato in precedenza, qualsiasi opera di mashup o remix sarebbe automaticamente considerata una violazione del copyright in tutti quei paesi in cui le parti decidessero di sospendere le eccezioni al copyright per fair-use.

Capitolo 3: promozione della cultura della proprietà intellettuale In questo capitolo le parti si impegnano a promuovere programmi scolastici ed educativi, nonché programmi per la sensibilizzaazione dell’opinione pubblica, a cura delle major e delle grandi industrie, per inculcare i principi della “proprietà intellettuale”. Si tratta di una mossa disperata che mira a fermare il processo di consapevolezza e di messa in discussione dei monopoli intellettuali che è diventata di primo piano nella società civile e che sta portando sia ad una rivoluzione culturale sia ad interessanti novità sul piano sociale (progetti collaborativi), economico (nuovi modelli di business, artisti indipendenti che distribuiscono le proprie opere nel mondo) e politico (la nascita in dozzine di paesi del mondo dei partiti pirata che mirano esplicitamente a riformare il copyright e i brevetti).

Capitolo 5: nascita del super-organismo ACTA Le parti si impegnano ad istituire un comitato permanente ACTA. Sarebbe il passo decisivo per scavalcare la World Trade Organization e la World Intellectual Property Organization delle Nazioni Uniti. Il comitato avrebbe molteplici funzioni, fra le quali la collaborazione con le major per la verifica dell’appropriata implementazione dell’accordo nei paesi sottoscrittori.

Capitolo 6: implementazione di ACTA In questo capitolo si stabilisce che ACTA deve entrare in vigore entro 90 giorni dall’approvazione delle parti. Le parti possono recedere dall’accordo dandone preavviso scritto un anno prima.

Commento del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo Christian Engstrom, europarlamentare del Partito Pirata svedese, ha esposto la posizione ufficiale del gruppo dei Verdi, dichiarando che:

“Siamo insoddisfatti che il Consiglio abbia affidato un mandato così ampio alla Commissione per discutere ACTA, una mossa che va contro l’opinione del 18 dicembre 2008 del Parlamento Europeo. Ci aspettiamo che la Commissione ci fornisca finalmente il testo del mandato ACTA ed immediatamente apriremo un dibattito per la sua revisione, giacché Consiglio e Parlamento apparentemente hanno scopi e visioni differenti. Il Trattato di Lisbona non riguarda solo la fornitura di informazioni. L’opinione del Parlamento deve anche essere tenuta in debito conto nella formulazione del mandato che è la base della posizione negoziale della Commissione.

Ci aspettiamo inoltre che la Commissione si impegni con noi in un serio dibattito su come limitare ACTA alla repressione della contraffazione, come richiesto dal Parlamento nella sua risoluzione di Marzo 2010. Al momento, ACTA copre solo un piccolo numero di paesi. L’argomento della Commissione secondo il quale una “coalizione di volenterosi” possa sempre andare oltre le regole internazionali vigenti esautora organizzazioni internazionali come WTO e WIPO”.

Le reazioni della "lobby della cultura"

Quello che stupisce è la sicumera con cui anche la Confindustria della Cultura cerca di far passare delle baggianate come dei dati inconfutabili. La reazione alla lettera aperta che abbiamo inviato e alle stesse dichiarazioni del Ministro Maroni la lobby della “cultura” è decisamente scomposta. Ha presentato alla stampa una ricerca fantasmagorica asserendo che la Tera Consultants, che l'ha realizzata, è una società indipendente e viene subito da chiedersi indipendente da chi? Forse dalla matematica statistica visto che lo studio che ha presentato le è stato commissionato da BASCAP (Business Action to Stop Counterfeiting and Piracy), cioè da quegli stessi soggetti che, prima ancora della valutazione dei dati, assumono che la pirateria priva di scopo di lucro sia dannosa. Dal sito di TNTvillage che vi invitiamo a visitare per una lettura più approfondita leggiamo:”la ciliegina sulla torta che esemplifica con quanta cialtroneria una simile ricerca sia stata condotta è l’immagine seguente, tratta da dati Cisco, in cui si vede che secondo le barre dell’istogramma la crescita del traffico p2p sarà maggiore della crescita del traffico globale di Internet. Si tratta di un assurdo (il traffico p2p è ovviamente un sottoinsieme del traffico Internet globale) e di una flagrante manipolazione dei dati Cisco (che dicono una cosa molto diversa) riportati qui. Tale manipolazione getta ulteriori ombre, se ce ne fosse bisogno, sull’attendibilità di tutto lo studio.“ istogramma

Lettera aperta a Maroni "pirata onorario"

Maroni

Lettera Aperta al Ministro Maroni

On.le Ministro Roberto Maroni,

Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.

Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l'altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti "pirati". Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d'intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l'uso di reti di file sharing equivale "a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici". Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.

Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.

Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio "pirateria".

Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell'indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.

Coloro i quali si battono come noi per l'affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.

Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.

Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.

In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.

Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell'utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.

Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.

Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.

Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti

PRIMI FIRMATARI:

• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie • Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left • Marco Beltrandi, deputato radicale • Rita Bernardini, deputato radicale • Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico • Renato Brunetti, presidente di Unidata • Marco Cappato, presidente dell'Associazione Agorà Digitale • Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale • Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà • Marco Ciurcina, presidente dell'Associazione Software Libero • Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA - Università di Torino • Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza • Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation • Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico • Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale • Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie • Alessandro Gilioli, giornalista e blogger • Athos Gualazzi, presidente dell'Associazione Partito Pirata • Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale • Flavia Marzano, presidente UnaRete • Matteo Mecacci, deputato radicale • Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie • Luca Nicotra, segretario dell'Associazione Agorà Digitale • Marco Perduca, senatore radicale • Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo • Stefano Quintarelli, ceo di Reeplay.it, blogger ed esperto di tlc • Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA - Università di Torino • Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie • Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell'innovazione • Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani • Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico • Vittorio Zambardino, giornalista e blogger

È possibile sottoscrivere la lettera aperta alla pagina www.agoradigitale.org/letteramaroni


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