luglio 2007

L'evoluzione del diritto d'autore

L’evoluzione del diritto d’autore

di Lorenzo De Tomasi

I diritti d’autore, in Italia così come nel resto del mondo, sono stati messi duramente in crisi dalla diffusione di nuove tecnologie che consentono a tutti la copia e la libera diffusione delle opere da esso tutelate. La principale reazione degli editori è stata quella di disincentivare la copia in generale, senza distinzione tra quella legalmente autorizzata e quella illegale. I risultati sono stati un incremento delle tutele legali a favore di editori e autori e un incremento delle pene, a discapito dei diritti di tutti i cittadini.

La qualità della tutela dei tre diversi attori è inversamente proporzionale al numero di soggetti che li compongono:

  • per i fruitori, ovvero qualsiasi cittadino, in Italia non esiste una chiara legge sui loro diritti (come il fair use statunitense), ma solamente norme sparse nel caos della vasta legislazione vigente;
  • per gli autori, sempre più numerosi e attivi fruitori per necessità, esistono numerose tutele nei confronti dei loro consumatori, ma ben poche libertà che favoriscano la creazione di opere derivate dal lavoro dei loro colleghi, nate dalla contaminazione di opere che non siano di loro proprietà; ma soprattutto non hanno tutele nei confronti degli editori, che hanno dalla loro un forte potere contrattuale e che spesso li spogliano di ogni diritto di utilizzo economico, in cambio di un piccolo compenso in denaro;
  • gli editori, che sono sempre di meno, hanno invece il coltello dalla parte del manico, sia nei confronti dei fruitori che degli autori, ma anche delle collecting society, che spesso comandano, e dei governi, che, in cambio di sostegno o favori, scrivono le leggi appositamente per loro.

Se risaliamo alle origini del diritto d’autore, ci rendiamo conto che il suo obiettivo primario era fortemente sociale:

Forse.....rivoluzione alla SIAE

da Isotype:

Il comunicato di Cisl Arte

Elezioni Siae 2007-2011. Vince la coalizione Cisl Arte, vincono gli autori

Si sono svolte le elezioni della Siae e ha vinto la coalizione degli autori rappresentata da Cisl Arte e altri. Era la prima volta, tra l’altro, che partecipava una lista sindacale e il risultato è storico: gli Autori italiani tornano a essere maggioranza nell’Assemblea Siae.
Escono sconfitte invece quelle liste, associazioni parasindacali, che dovrebbero essere istituzionalmente volte alla scelta di delegati preposti alla tutela delle istanze degli autori/artisti, e che invece si sono presentate paradossalmente commistionate a quelle delle multinazionali, alimentando quella confusione e incertezza che ha di fatto contribuito alla scarsa partecipazione: solamente il 7 per cento circa degli aventi diritto.
È nostro impegno ora, affinché l’Assemblea traduca in obiettivi concreti di democrazia diretta questo memorabile successo per tutti gli Artisti italiani, la realizzazione dei tre punti principali in programma:

  • Vigilare affinchè il Presidente e la maggioranza del Consiglio di Amministrazione della Siae siano eletti tra gli autori;
  • Garantire agli autori/artisti la libertà di decidere le condizioni di utilizzo delle loro opere d’ingegno;
  • Armonizzare i diritti tra fruitori, autori ed editori.

Questo reclameremo per la difesa della creatività e della produzione artistica contemporanea del nostro Paese al Presidente del Consiglio, Onorevole Romano Prodi, e al Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Onorevole Francesco Rutelli, titolari degli Istituti vigilanti, sollecitando nuovamente la Commissione Cultura della Camera per l’audizione in merito all’esame di un progetto di legge che intende disciplinare la natura giuridica della Siae.
In un’epoca storica come quella che stiamo vivendo, si è imposta una scelta fondamentale tra chi fa dell’arte un modismo, una professione mondana e profana, adoperandola per fini speculativi, e chi invece, rischiando l’isolamento e l’oblio, ne fa una profonda ragione di vita e di ricerca appassionata e sacrale.
Il ruolo della Cultura e dell’Arte nella sua complessa e meravigliosa articolazione, che va dai Beni Culturali alla produzione artistica e culturale contemporanea, dalle strutture museali alla formazione di base e all’Alta Formazione Artistica e Musicale, diventa sempre più determinante per il nostro Paese.
Occorrono strategie e risposte adeguate ai nuovi processi di sviluppo e ai nuovi problemi del lavoro, soprattutto verso i giovani artisti.
Aiutare i giovani a conquistare meritatamente terreno nella vita è tra i servizi più alti che si possono rendere a una comunità articolata, la cui ricchezza è garantita solo se c’è un costante ricambio generazionale e un costante apporto delle sue forze più fresche e nuove.
Fuori i mercanti dal Tempio. No alla speculazione dell’Arte.
Francesco Ruggiero

Uscire dalla Rete

In Italia internet segue la via cinese. Vogliono blindare la rete, far tacere le voci "altre".
E' cronaca di tutti i giorni ormai.
E noi ci infuriamo, siamo disgustati, ma quello che ancora non abbiamo capito e' che dobbiamo uscire dalla rete:

Siamo autoreferenziali, scriviamo sui siti e su i blog, facciamo petizioni on line,
organizziamo riunioni tra addetti ai lavori di cui nessuno la fuori sa nulla.
E non gli ne frega nulla.
Calamari ha scritto su PI http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2047677 che e' cominciata la caccia alle streghe, e le streghe siamo noi.

Attenzione: la disinformazione ed il menefreghismo verso quello che realmente sta accadendo
alla rete, non e' solo caratteristica dei tanti che il computer manco lo sanno accendere.

Persino nella azienda dove lavoro (azienda informatica che tratta anche software open)
la conoscenza dei fenomeni relativi alla progressiva perdita dei diritti, alla cinesizzazione
della rete italiana, alla insipienza dei legislatori in materia informatica, e' praticamente nulla.

Parlavo con i ragazzi dell'ufficio legale (avvocati specializzati in informatica)
Essi non sapevano nulla della vicenda di Ricca, anzi, di fronte alla informazione relativa
al fatto che sia stato messo in atto un "sequestro preventivo" hanno commentato: -Non puo' essere: e' al di fuori del diritto e quindi quello che mi dici e' falso."

Chiuso il discorso. Il caso Ricca e' evidentemente (secondo loro) una delle tante bufale che circolano su internet.

Idem per il TC, idem per la (pseudo)pedopornagrafia in rete.

"Se li hanno arrestati, e' perche' quelle persone sono colpevoli. Io non faccio queste brutte cose, quindi non e' affare mio..."

Nessuno sa nulla al di fuori dei nostri ristretti circoli di carbonari.

Dobbiamo uscire dalla rete, ma non solo ai linux day, alle adunanze digitali o a tutte le nostre feste autoreferenziali.

Piero Ricca: copio ed incollo da beppegrillo.it

11 Luglio 2007

V come Emilio Fede

pieroricca.jpg

Fede, l'abusivo di Rete 4 con il permesso di Gentiloni, lo scrivano di Rutelli che fa il ministro delle Comunicazioni e non fa applicare la legge, ha fatto bloccare il sito di Piero Ricca.
Ricca è un cittadino che manifesta il suo dissenso pubblicamente. Lo ha fatto anche con Fede che gli ha sputato in testa. Per fortuna senza conseguenze, anche perchè la dentiera ha tenuto. Il Dna di Fede contiene infatti la berluschite che provoca leccaculismo e asservimento.
Ricca non ha denunciato lo sputacchiatore. Fede ha querelato Ricca.
L’abusivo può diffondere il verbo del suo padrone, chi è senza padroni ha bisogno di una museruola.
Gente come Ricca fa paura, non perchè sia un terrorista, ma per l’esatto contrario.
Un cittadino informato che sputtana i potenti in pubblico è un cattivo esempio. Se la gente lo imitasse, in molti dovrebbero espatriare.
Riporto un appello di Ricca dal suo blog e l’intervista a Francesco Di Stefano, legittimo proprietario delle frequenze occupate da Rete 4, come espresso da Corte costituzionale, Consiglio di Stato e Corte di giustizia europea.

Francesco_DiStefano.jpg

Mancano solo l’Onu e il dipendente Gentiloni a cui vi prego di chiedere di far rispettare la legge con una mail: gentiloni_p@camera.it o lasciando un commento nel suo blog: www.paologentiloni.it

PRETOFILIA E CENSURA da Flora

Dio è cattivo (e censura i siti)

 

Dio è cattivo.

No, non è una bestemmia, solamente la constatazione di quello che dicono molti di quelli che hanno letto l’Antico Testamento, quello in cui si parla dell’obliterazione di Sodoma e Gomorra, quello delle stragi, quello delle trombe che squillano e dei nemici che muoiono.

Aveva preso un periodo di vacanza e di cura da uno psicologo durante il Nuovo Testamento e si era infarcito di tutte queste cose New Age, come ad esempio il “perdono“, il “porgere l’altra guancia“, il “chi è senza peccato…“. Tutta una serie di str**zate galattiche che ha sfoggiato per un po’. Tutto sommato lui non ci ha mai creduto, erano solo le manie di quel suo figlio capellone (citazione 1)…

Poi una volta, mentre giocava a Flipper (citazione 2) si è accorto che i preti sono diventati pedofili. No, non tutti, per la carità di Lui, d’altronde in Italia ci sono solamente 17 giudicati COLPEVOLI per atti di pedofilia e 27 indagati, quindi non si tratta di un gran che, no? Comunque, dicevo, a Dio sono venuti i cinque minuti e si è ricordato che dal Libro dei Re non sterminava più nessuno. E si è comperato un telefono cellulare.
Molti speculano sia stato un IPhone, ma la notizia non è confermata da nessuno.

A che serve un cellulare, direte voi? Semplice, a telefonare al provider americano che hostava NoBlogs.org e a intimare di spegnere tutto, tutti i blog di più di un centinaio di bloggers perché qualcuno aveva osato ospitare un gioco sacrilego che io non so dove si possa mai trovare e che ritraeva alcuni comportamenti normali per la Santa Sede. Come quello di occultare le prove e censurare gli argomenti scomodi.

PRETOFILIA E CENSURA da Minotti

Sed Lex/ Quando il Ministro viola la legge


mercoledì 04 luglio 2007

di Daniele Minotti - La censura del sito dell orgoglio pedofilo prima e le azioni contro il videogioco Operazione:Pretofilia sono legali? No, la legge è stata violata. Ecco perché'

Roma - C'è ancora molto consenso intorno all'oscuramento (rectius: all'inibizione per IP) del sito di "orgoglio pedofilo". La raccolta di firme organizzata da E-Polis ha avuto un successo che, forse, neppure i promotori si aspettavano. Soprattutto, è riuscita a convincere il Ministro Gentiloni ad attivare, sembrerebbe per la prima volta, le procedure previste dal decreto che porta il suo nome. Soddisfazione e ringraziamenti alla Polizia Postale.

Successivamente, il Vice Presidente della Camera, Giorgia Meloni, ha chiesto la stessa cosa per un altro sito. Addirittura, in attesa di un intervento dell'Autorità, si è appellata all'iniziativa privata. Tutto come se fosse la cosa più normale, più giusta, più legale per combattere i possibili effetti della cd. "pedofilia culturale".

Infine, negli ultimi giorni si è avuta notizia che l'on. Luca Volontè ha domandato l'inibizione per il sito del gioco "Operazione: Pretofilia" anche perché il gioco stesso, comunque ritenuto provocatorio e offensivo, comprenderebbe scene pedofile. Neppure realmente "virtuali", secondo i creatori del gioco, anzi a bassissima risoluzione e con protagonisti stilizzati. E sembra che la richiesta sia stata inoltrata. Ma, almeno, questa volta ci sarà pur un giudice a Catania!

Malgrado queste istanze, da molte parti, però, si è parla senza mezzi termini di censura. Ecco un esempio. Ci si esprime in termini generali e astratti, beninteso, e non per difendere la pedofilia, quanto per stigmatizzare un presunto arbitrio. Timori, per la verità, già emersi all'indomani della pubblicazione del Decreto Gentiloni. Veggenza? Paranoia?

Dal canto mio vorrei occuparmi degli aspetti più strettamente giuridici cercando di dare una risposta a chi, comprensibilmente, nutre dei dubbi. Siamo certi che, al di là del fine istituzionale che non è qui in discussione, sia tutto perfettamente legale? Vado subito alle conclusioni, poi argomento. La mia opinione, dando per scontata la validità di certe premesse (cioè che sui siti non sia presente materiale pedopornografico), è no.

Il citato decreto Gentiloni riguarda la pedopornografia, non la pedofilia.

Sul punto non c'è alcun dubbio e, tra le righe, lo ammette lo stesso Ministro. Si tratta di una norma conseguente la creazione del Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia per effetto dell'art. 14-bis della legge 269/98 (come modificata l'anno scorso). Dunque, riguarda il filtraggio dei soli siti di pedopornografia, giova sottolinearlo.

Relativamente al caso del gioco online occorre aggiungere una riflessione. Lasciando da parte le denunciate provocazioni e offese, il software, come detto, comprenderebbe scene di carattere pedofilo. Dunque, apparentemente, la procedura di filtraggio sarebbe applicabile. In realtà non è così.

Con la legge 38/2006, la pedopornografia "virtuale" è punita come quella "reale", pur con uno sconto di pena. Ma cosa si intende per pedopornografia "virtuale"? Lo spiega, molto chiaramente, proprio l'art. 600-quater.1 c.p. introdotto dalla predetta legge: "Immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse".

Non vera "virtualità", dunque, ma "fotomontaggi" che utilizzano parti reali e non soltanto realistiche.
L'anno scorso sono stati presentati due disegni di legge volti a contrastare la cd. "pedofilia e pedopornografia culturale": al Senato e alla Camera. Attualmente, certe tesi sono mere "opinioni", domani potrebbero diventare reati.

Ma, appunto, oggi non possiamo fare i conti con una legge che verrà, forse. Tanto meno possiamo sollecitare l'intervento di "cracker buoni" in assenza di un provvedimento dell'Autorità fondato sulla legge.

Oggi dobbiamo confrontarci soltanto con il diritto vigente ed esigere che sia applicato da chi di competenza. Certe imbarazzanti contraddittorietà svelano la realtà: nel primo caso, certamente non pedopornografico, si fa ricorso al decreto Gentiloni; nel terzo, con qualche (infondato) dubbio, si segnala il tutto alla magistratura.

Constatare che la legge, nel primo caso, è stata violata dallo Stato è molto triste, qualunque siano le motivazioni.
La legalità non può morire così.

avv. Daniele Minotti
www.minotti.net

PRETOFILIA E CENSURA da Calamari

Cassandra Crossing/ Internet è un reato d'opinione?

mercoledì 04 luglio 2007


Roma - Come i più attenti lettori di blog hanno notato, poche ore fa il sito noblogs.org è stato oscurato. "Chissenefrega - direte voi - di blog ce ne sono anche troppi!" Vero, ma attenzione, in Italia la censura della Rete è oggi possibile su scala industriale grazie alla struttura censoria messa in piedi dalla legge 38/2006.

Le motivazioni addotte per giustificare l'attuazione di queste azioni sono:
- Il fatto che l'AAMS, che ha in Italia il monopolio dei giochi di azzardo, notoriamente vietati ammenoché il biscazziere sia lo Stato, possa operare senza temere la concorrenza di chi ha creato siti per il gioco d'azzardo utilizzabili dall'Italia ma dislocati all'estero;
- Il contrasto a chi pubblica siti di contenuto pedofilo o pornopedofilo.

L'oscuramento di questi siti, o meglio la loro censura, viene attuata in due modi:
- Il primo consiste nel sostituire il record DNS del sito con un altro che punta ad una pagina che annuncia il sequestro. Questo può ovviamente essere fatto solo sui DNS dei provider italiani. Questo tipo di censura può essere aggirato facilmente usando un DNS situato all'estero, e quindi non attaccabile e censurabile dallo Stato Italiano, oppure accedendo direttamente al sito tramite l'indirizzo IP.
- Il secondo consiste invece nel filtrare gli indirizzi IP tramite la rete di router dei provider italiani, reindirizzando la richiesta su un server avente un indirizzo IP differente e che risponde con la pagina annunciante il sequestro. Superare questo tipo di censura richiede l'impiego di Tor, non difficile certo, ma fuori dalla portata della maggior parte dei pigri italiani.

Questi due metodi, previsti dalla legge 38/2006 sono ormai implementati nella struttura della parte di Rete italiana; siamo nella stessa situazione della Cina, ma mentre della censura e repressione dei diritti civili in Cina molti si indignano (si indignavano?) specie quando la Cina non era di moda, della Rete italiana modificata per essere censurabile a norma di legge nessuno si occupa.

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