aprile 2007

Intervento Camera dei Deputati su IPRED2

Cosa è in gioco nella Direttiva sulla Proprietà
Intellettuale che e' stata approvata in prima lettura al Parlamento Europeo?


Libero Sapere e la Free Hardware Foundation Italia promuovono per il Il 7 Maggio, su iniziativa della Commissione Cultura della Camera dei Deputati,
un momento di confronto pubblico
per analizzare i punti deboli e i rischi per i cittadini e le imprese, e rendere note le perplessita' e i rischi, affinche l'Italia al Consiglio prenda una chiara posizione in difesa dei suoi cittadini e del mondo produttivo,
a seguito di una partecipazione e consultazione democratica.
Lunedi`7 Maggio (ora da confermare) - ore 10:00
Roma, Sala delle Colonne, Camera dei Deputati

Direttiva IPRED
Confronto/dibattito con politici, giuristi, esperti e associazioni di utenti e providers

Il 24 Aprile il Parlamento Europeo ha votato in seduta plenaria la prima lettura della proposta di seconda Direttiva relativa
alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

Con lo scopo dichiarato di combattere la contraffazione la Commissione impone sanzioni penali durissime in tutta europa contro la condivisione, accomunando
in un "reato" generico la contraffazione e quella che si vuole considerare "pirateria": due atti decisamente diversi tra di loro anche giuridicamente.
Inoltre e' la prima volta che la Commissione acquista capacità giuridica in materia penale in quanto se la proposta di Direttiva fosse definitivamente adottata
obbligherebbe tutti gli stati membri ad imporre sanzioni penali.
Per di piu' queste sanzioni penali sono relative ad un nuovo reato generico che accomuna contraffazione e "pirateria"

Se la Direttiva fosse definitivamente adottata nella sua forma attuale "aiutare, favorire o incoraggiare" la violazione di copyright nell'Unione Europea diventerà un crimine.
La Ipred 2 è figlia delle pressioni delle lobby delle major che ancora una volta ostacolano l'innovazione in rete criminalizzando la condivisione di contenuti,
gli sviluppatori open source e i Providers che si rifiutano di bloccare le reti P2P.

Se la IPRED 2 diventasse legge le major potrebbero affiancare la polizia nelle indagini giudiziarie come parte di "team comuni di indagine" organizzati a livello trasnazionale.

Se la IPRED2 fosse adottata si imporrebbe a tutti gli stati dell'Unione di delegare l'attivita' investigativa dalle autorita' dello stato ai consulenti delle major,
che si aggiungerebbero alle autorita' di polizia nelle indagini giudiziarie relative a contraffazione e pirateria, parte di "team comuni di indagine" organizzati a livello trasnazionale.

Cio' equivale alla privatizzazione della giustizia. Renderebbe, inoltre, ogni cittadino e impresa dei sospetti criminali, potenzialmente sottoposti ad indagini private preventive,
limitando cosi' in ogni stato dell'Unione Europea i diritti e le liberta' digitali, conquistate e consolidate negli anni. I cittadini perderebbero infatti diritti
che in Europa dovrebbero essere protetti dalle garanzie per la privacy.

L'obiettivo della IPRED2 deve essere quello di fermare la contraffazione e lottare contro la criminalita' organizzata, non quello di spingersi oltre ; senza creare volute ambiguità e contraddizioni.

Nella Direttiva invece in molti termini vengono lasciati poco chiari e mal definiti come ad esempio il concetto di "favoreggiamento".
Questa ambiguità nelle norme penali rischiano di dare spazio a pericolose intepretazioni
all'equiparazione di un'attività di contraffazione con l'utilizzo dei sistemi di file sharing.

I cittadini o le imprese che oltrepasseranno i labili e ambigui confini stabiliti dal testo della direttiva rischieranno denunce penali, sequestro dei beni,
l'esclusione permanente dal loro business, multe fino a 100.000 euro e pene detentive fino a 3 anni. Imponendo cosi' una ambiguita' del diritto, che in situazioni di conflitto fra una major e un cittadino o una piccola impresa si risolverebbe facilmente a favore del piu' forte.

Molti gruppi e organizzazioni stanno lavorando a livello europeo per fermare questa direttiva. Si e' parzialmente persa la prima battaglia (la prima lettura in parlamento), ma vi e' ancora il passaggio al Consiglio e la Seconda Lettura.
La copia e la condivisione non sono un crimine! Non lasciamo che l'Unione Europea faccia passare una direttiva che criminalizza il download,
che crea il reato di opinione di incitamento alla condivisione,
trasformando i suoi cittadini in criminali della copia, ostaggi in balia degli investigatori delle majors!

Post Contro il monopolio intellettuale: il caso delle grandi major della musica

Post Contro il monopolio intellettuale: il caso delle grandi major della musica

Con una sentenza risalente allo scorso 9 gennaio, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a tre mesi e dieci giorni di reclusione a carico di due giovani torinesi per violazione della legge sul copyright relativamente a fatti commessi nel 1999, allorchè, ancora studenti del Politecnico di Torino, i due avevano creato una rete di scambio di file protetti.

Sorvolerò sulle motivazioni che hanno indotto il rovesciamento della sentenza, pubblicizzata in maniera fuorviante da giornali e telegiornali e ripresa con eccessivo ed ingiustificato entusiasmo da commentatori e uomini politici, i quali sembrano non aver colto la sostanza ed i termini della questione.

Con esplicito riferimento alle idee di due economisti accademici di calibro mondiale - Michele Bodrin e David K. Levine, entrambi della Washington University in St. Louis ed autori del volume "Against Intellectual Monopoly" - argomenterò, invece, la validità economica delle teorie che dovrebbero supportare l’azione del legislatore nella determinazione dei diritti di proprietà da tutelare senza, per questo motivo, disincentivare o addirittura ostacolare la libera concorrenza nel mercato e nella distribuzione delle idee e delle opere intellettuali.

L’esempio più evidente ed immediato da presentare per una descrizione adeguata del fenomeno oggetto di analisi è quello della musica online e dei relativi diritti di proprietà intellettuale che vengono tutelati da gran parte delle legislazioni correnti nel mondo occidentale, soprattutto per le pressioni provenienti dalle potenti case discografiche che si occupano della distribuzione a livello globale dell’opera di autori, musicisti e cantanti. Prima è toccato a Napster sul finire degli anni ‘90; successivamente altri software P2P (peer-to-peer) - utilizzati per lo scambio di file musicali protetti da copyright e non - sono finiti nel mirino delle grandi major musicali.

Google Maps e digital divide

Google ha fatto partire da pochi giorni un servizio di creazione personalizzata di mappe. Secondo la mia modesta opinione questo servizio potrebbe rendere un grande servizio a coloro che sono sottoposti a digital divide.

E' possibile tramite Google Maps creare le mappe personalizzate secondo le nostre esigenze e se lo si desidera renderle pubbliche.
Se qualcuno di noi per esempio volesse segnalare le zone naturalistiche o enogastronomiche che giudica interessanti non dovrebbe fare altro che andare nel sito maps.google.com, zoomare sull'area interessata e "disegnare" sulla mappa di google i propri punti o aree di interesse.
E allora ho creato immediatamente una mappa che si chiama : ADSL NO che individua l'area del comune nel quale vivo e che non è coperta dalla larga banda (anche se l'area centrale del comune è già coperta).
Secondo me è necessario disporre della mappa aggiornata delle aree coperte e non, dalla larga banda e anche di quale tecnologia venga usata (wimax, cavo tradizionale e altro), infatti queste informazioni non sono rese note dalla Telecom e se anche lo fossero sarebbe necessario disporre di uno strumento aggiornato per chiunque voglia verificare con un colpo d'occhio esattamente dove l'ADSL sia arrivata, dove funziona male e sia anche il riferimento per chiunque abbia bisogno di informazioni indipendenti e rigorose.

Apple ed EMI rinunciano ai DRM

Apple (legittimamente) cerca il profitto.
EMI anche.

La strategia e' semplice:
"Non volete i DRM?, Benissimo, pagando qualcosina di piu' otterrete un brano libero da DRM e con qualita'
migliore (non paragonabile a quella di un CD, ovviamente...e' pur sempre un MP3). Siete contenti?
Siamo stati bravi..?"

Diciamo che Apple para il culo alla EMI (guadagnandoci)

Perche' il vero problema per le case come EMI si chiama Jamendo
Il loro vero problema e' il nascere ed il diffondersi di musica open source
Il vero problema di EMI (e non di Apple) e' che oggi mi posso produrre, registrare e distribuire da solo
con buone idee, capacita' (cose che cmq vengono richieste anche dalle major) ed un sistema pubblicitario
e distributivo a costi bassi come la rete, i circuiti P2P e lo sbattimento di mettere su qualche pagina in HTML
o con blog gratuiti...

Succede con il software, con la musica, inizia a succedere con il cinema
Questa cosa che parte dal basso e poi va su fa venire il panico ai futuri disoccupati della EMI

E la Apple gli vende un servizio che aveva gia' costruito: Un sistema di distribuzione musicale a pagamento
con delle regole "fair" per la riproduzione... (che inevitabilmente attira piu' clienti. In piu' alla Apple son cosi' sciccosi...)

E siccome alla Apple non sono scemi, immagino che si faranno pagare a percentuale dalle major
per garantire la distribuzione delle loro canzonette.

Quindi se il brano musicale costa di piu'perche' e' senza DRM, suona meno peggio, o per tutte e due le cose...
Apple guadagna di piu'.

E senza altro sforzo che mandare fuori Jobs a dire:

"Oh, Io...penso che i DRM siano una stronzata."

Che e' poi quello che pensano tutti, e quindi mr. Jobs guadagna in pubblicita'...

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